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Diario -
Settembre 2006
Notizie sparse…
Molti
amici, in Italia, durante il mio recente viaggio, mi hanno
chiesto notizie della scuola e anche perchè il sito web non sia
aggiornato. Il motivo del mancato aggiornamento del sito deriva
dal timore di "non essere professionale", dalla
preoccupazione di dover scrivere in un certo modo;
insomma anche nella comunicazione – per me -
il “vestito della festa” conta. Grazie a queste
scuse, il sito rimane povero di notizie. Così ho pensato di
cambiare ... "formula": niente preoccupazioni per le
modalità espressive e letterarie, ma una chat informale
con notizie, come dire?, "fresche di giornata". Ecco
il risultato.
“La
cura della nonna”.
Quello che vedete nella foto è Nagendra, uno degli studenti senior (BA II
anno), che vive nell’ostello. Da due mesi, ha ricevuto
l’incarico di insegnare nella scuola elementare.
Studente-lavoratore, potremmo dire. Impara ad
insegnare...insegnando. Qualche giorno fa aveva un febbrone da
cavallo, accompagnata da mal di gola. È normale in questa
stagione: il monsone è
alla fine e inizia l’inverno (per modo di dire!). Ogni
cambio di stagione è
scandito da febbri altissime che ci fanno sempre temere il
peggio. Di solito, i medici ordinano antibiotici. È inutile
parlare del pericolo derivante da un loro uso troppo frequente.
Appunto per evitare l’ennesima terapia di questo genere, ho
voluto sperimentare la “cura della nonna”: una scodella di
latte caldo, grappa fatta in casa e un cumulo di coperte.
Ovviamente, non avevo la grappa. L’ho sostituita con una
pastiglia a base di paracetamolo. Poi ho tirato fuori il mio
sacco a pelo di piuma d’oca, tre coperte invernali e il
paziente, scettico, è
stato infilato nel ... forno. Va sottolineato che la temperatura
ambiente era di 40 gradi circa. In pochi minuti, Nagendra ha
cominciato a ... sciogliersi. Per la verità, la nonna non mi
disse quanto tempo uno doveva restare nel forno, perché la cura
avesse effetto. Mi sono, quindi, affidato all’istinto e alla
capacità di resistenza del paziente: un’ora buona! A fine
cottura, pigiama, lenzuola e coperte erano totalmente fradice.
Ma accadde il miracolo: Nagendra non aveva quasi più febbre e anche il mal
di gola era sensibilmente attenuato (è poi scomparso nelle ore
successive). Alla sera, il paziente era totalmente sfebbrato e
con un grande appetito. La cura ha funzionato. Sotto con il
prossimo paziente!
Visita
di… Rinpoche.
Rinpoche è il titolo che i tibetani danno ai bambini riconosciuti come la
reincarnazione di un Maestro morto "in odore di santità".
Quello che vedete nella foto (un po' impaurito dalla macchina fotografica)
è Abikesh; ha tre anni, ed
è il nipote
di Brijesh (che lo tiene in braccio), uno dei nostri studenti
della prima ora. Un giorno, notai il piccolo mentre giocava
vicino alla scuola. Mi fece una strana impressione:
aristocratico, questa la parola che mi viene in mente per
descrivere la mia sensazione. La casta a cui appartiene,
tuttavia, non è delle più alte (utilizzo qui per spiegarmi le
categorie della cultura locale, anche se questo può scandalizzare qualche ingenuo occidentale), per cui decisi di
indagare su quel bambino. Da quel giorno, lo chiamai, scherzando
(ma non troppo!), rinpoche. In cuor mio speravo fosse la
reincarnazione del nostro amatissimo Ghose Lama. Ricordate?
Prima di morire aveva promesso: “Tornerò
alla vostra scuola!”
Decisi, quindi, di chiedere una divinazione ad un esperto tibetano. Fornii
il nome e l’età del bambino, chiedendo un “controllo” circa la sua energia.
Il responso arrivò dopo pochi
giorni. “Non è la reincarnazione di un Maestro Tibetano, ma
viene da una Terra molto Pura. Si tratta di un bambino speciale,
dotato di una grande intelligenza. Avrà successo e fortuna
nella vita. Attenzione però, dite ai genitori di tenerlo sempre
pulito.”
Non è proprio un rinpoche, ma è, comunque, speciale. Che cosa vuol
dire “tenetelo pulito”? Il consiglio mi ha fatto riflettere
sul significato di certe tradizioni e riti del passato tesi a
proteggere i bambini nella loro crescita ed educazione. È un
equivalente occidentale dell’evitare le “cattive
compagnie”. Oggi a qualcuno potrebbe sembrare un atteggiamento
snob, presuntuoso o addirittura "razzista": separare
un bambino da altri bambini ritenuti impuri? Che assurdità! Che
ingiustizia!
Al di là della retorica, recenti studi sull’energia delle persone
confermerebbero la positività di certe precauzioni prese dagli
educatori del passato, per evitare che la "mela
Marcia" danneggiasse anche quelle sane.
Un’ultima osservazione. Mi rendo conto che chi legge queste note potrebbe
rimanere colpito da espressioni come “Terra Pura”,
“reincarnazione”, “rinascita”, etc. Prego il lettore di
considerare l’ambiente e il contesto in cui avvengono i fatti
descritti, di disidentificarsi per un attimo dalla propria
prospettiva culturale, cercando di comprendere (possibilmente
senza disprezzare o condannare troppo in fretta!) una cultura
incredibilmente complessa e profonda, che, forse, ha molto da
insegnare anche a noi occidentali, fieri e sicuri (anche
troppo!) della nostra razionalità e scienza.
“Fammi una foto! Fammi
una foto!”
Eccoli accontentati. Sono studenti della II media, al termine delle lezioni.
Stanno tornando al loro villaggio, che dista mezzo chilometro
dalla scuola.
“Fammi un’altra
foto!”
Nuovo Tempio in
costruzione.

La nostra scuola, come si sa, sostiene il diritto di ogni studente a
praticare la propria religione, senza nascondersi, senza dover
uscire dalle aule. La religione è parte integrante
dell’esperienza dei nostri studenti, quindi deve entrare in
classe. Non può essere
lasciata fuori dall’aula, con il pretesto che divide. Come può la religione dividere gli studenti? Il termine religione deriva
dal latino religio, dal
verbo religare, ossia riunire, unificare, mettere
insieme. Se, al contrario, è pretesto per dividere, noi
crediamo non si tratti di vera religione, ma di una sua
deformazione (fanatismo, patologia religiosa).
A scuola lo studente va accolto nella sua totalità, così come è.
Solitamente, per evitare complicazioni o guai, la scuola lascia
fuori dall’aula – come abbiamo detto sopra – alcuni
aspetti importanti della cultura e della vita degli studenti: la
religione è la prima vittima.
Così finiamo per avere ‘studenti dimezzatì.
L’insegnante comunica alla ... metà non a rischio
(l’intelligenza verbale, logico-matematica, che serve per le
materie scolastiche), credendo di essere al riparo da critiche.
Nulla di più sbagliato. La parte negata, rimossa, non si
rassegna ad essere sacrificata e, come tutte le ombre represse,
lavora per riemergere, mascherata. E quando riemerge, è
difficile riconoscerla, perché si esprime come i sogni, in modo
distorto, simbolico. Un’ ipotesi: forse il
bullismo (piaga delle nostre scuole occidentali) ha la propria
radice proprio in questa Ombra negata. Bullismo, violenza,
competitività, depressioni, suicidi ... sono forse espressione
di questa dimensione sacrificata?
Nelle scuole del Progetto qui in India, la religione è parte integrante del curriculum. Non solo lo studio delle religioni, ma anche
la pratica e la testimonianza fanno parte delle materie
scolastiche. Non ci interessa certo quale preghiera ciascuno
mandi al Cielo; la cosa importante è la preghiera. Ancora più
importante è il fatto di pregare insieme.
Esiste una divergenza tra me e Luigina su questo punto. Lei, a fronte della
costruzione di un nuovo tempio dedicato a Tara (foto sopra),
accanto al tempio induista dedicato a Ganesh e a quello
cristiano (in programma), sostiene che basterebbe un solo tempio
per tutte le religioni. Secondo lei, si rischia una divisione
all’interno della scuola. Personalmente, sostengo che i vari
luoghi di preghiera hanno, comunque, una loro unità nel
contesto della scuola, come una grande famiglia. (Mi viene alla
mente la visione deduttiva e induttiva)
Luigina sostiene la validità di uno spazio neutro, tipo parete vuota della
meditazione Zen. Io credo che i simboli religiosi siano
importanti in questa epoca di contro-simboli (vedi immagini
della pubblicità, dei fumetti giapponesi...) Quello che conta
è che gli studenti si sentano parte di un'unità che trascende
il proprio tempio/spazio sacro, identificandosi con il
superspazio della scuola nella sua totalità, che comprende,
appunto, gli spazi particolari.
Il dibattito è aperto. Si tratta di punti di vista. L’obiettivo,
comunque, è chiaro: l’armonia e la pace tra le religioni,
condividendo spazi ed esperienze comuni.
La nostra “Mud House”,
la casa di fango.
Si tratta di una costruzione tradizionale della gente dei villaggi, che non
aveva (fortunatamente!) soldi per acquistare mattoni. I muri
venivano fatti usando la terra mescolata all’acqua. Le pareti
avevano uno spessore molto ampio (circa un metro) e il tetto era
di fango e tegole (oppure le piante di riso o altri vegetali
essiccati). Fino a una ventina di anni fa, tutte le case dei
villaggi erano costruite con la stessa tecnica e il villaggio
aveva una sua bellezza e identità. I vantaggi erano molti:
-
praticità
-
igiene (la creta mescolata alla terra è un’ottima medicina
per la prevenzione di diverse malattie)
-
comfort (calda d’inverno e fresca d’estate)
-
totalmente ecologica.
Con l’avvento della “rivoluzione industriale” e, quindi, una nuova
ricchezza, le vecchie case di terra sono state via via demolite
per lasciar posto ad orribili scatole (o meglio, gabbie) di
pietra e cemento, dove si gela in inverno e si soffoca in
estate.
Inutile dire che i villaggi hanno perso la loro "anima". Brutto
segno!
Nell’ambito del progetto “ecologia della mente”, noi abbiamo cercato
di ridare vita e dignità alle vecchie costruzioni, anche per
convincere la gente dei villaggi a non demolire “la casa
vecchia”.
Purtroppo, le “case dei poveri” ora hanno costi proibitivi e sono
diventate un lusso per ricchi. Ci vogliono almeno 4 mesi di duro
lavoro per costruire una casa di due stanze e ... attico
(incluso bagno interno). Alla fine, la casa di fango viene a
costare tre volte il prezzo di una “normale”. Questa
constatazione, purtroppo, non
è servita
per bloccare la demolizione di un'antica casa di fango (che si
trovava a poche decine di metri dalla nostra scuola), risalente
al XVIII secolo!
Quando abbiamo chiesto ai proprietari perché l’avessero fatto, ci hanno
risposto, ridendo, che “stava cadendo”.
“Ci sono due proprietari. Uno vorrebbe mantenere lo stabile e un altro
vuole demolirlo!” ha spiegato un vicino.
Così, sono arrivati ad un compromesso: la casa è stata tagliata a metà!
Nuove classi.
Ogni anno rinnoviamo una promessa: basta con le costruzioni! Puntualmente,
all’inizio di ogni nuovo anno accademico, ci troviamo ad
affrontare il dilemma: accettiamo nuove iscrizioni, oppure ci
fermiamo? Alla fine, cediamo alla pressione dei genitori e
apriamo le iscrizioni per nuove classi della scuola materna ed
elementare. In particolare ci sembra giusto accogliere tutte le
richieste di iscrizione delle bambine, che stanno aumentando
costantemente. E' un'opera importante e una soddisfazione,
considerando che il tasso di scolarizzazione femminile qui è bassissimo, a causa del retaggio culturale dei villaggi.
Questo significa la
riattivazione del cantiere per la costruzione di nuove aule come
quelle nella foto che segue.
La casetta che vedete sullo sfondo di
questa foto ha una storia singolare. Doveva essere una stalla
per la mucca destinata ai residenti. Il mio nuovo segretario
accettò l’incarico di dirigere i lavori. La costruzione iniziò.
Passarono i giorni, le settimane... e la stalla era ancora nella
mente del segretario. Alla fine, uno studente mi chiese,
scherzando:
“ Sir, che cosa state costruendo, una stalla o una villa per le
mucche?”
Mi mise la pulce nell’orecchio e decisi di verificare. Aveva ragione lo
studente: la costruzione non era affatto come pensavo una
tettoia poco costosa, ma un edificio in piena regola, con
fondamenta e muri che potevano reggere tre piani.
Inutile arrabbiarsi e recriminare. In questi casi, la cosa migliora è
“far di necessità virtù” e recuperare il danno in qualche
modo.
Così, la stalla è stata trasformata in un’aula. Ne è uscita una
graziosa (e costosa) casetta, dove sono ospitati 30 nuovi
studenti.
Nuova aula di yoga.
La nuova aula di yoga è pronta. È sopra al dormitorio
dell’ostello. Grazie a questa costruzione, potremo ospitare
tre nuove classi nella vecchia aula di yoga.
Questo è quanto si vede affacciandosi ad una delle tante finestre della
nuova hall per lo yoga. Un quadro che, forse, scomparirà tra
qualche anno, adopera degli speculatori edilizi che hanno
praticamente circondato la scuola ...
Masssimo, un ingegnere di Parma,
che ha lavorato come volontario per circa tre mesi, ha diretto i
lavori, assicurando, con i propri calcoli, che il pavimento non
crolli sotto il peso dei bambini. Un lavoro prezioso il suo, che
ha permesso l’avvio di importanti e delicati progetti edilizi,
tra i quali il nuovo Tempio. Torniamo a parlare di questa
costruzione, ora per motivi tecnici.
Prima che arrivasse Massimo, il progetto era affidato a due ingegneri
indiani, i quali avevano presentato un disegno di massima, che
era stato approvato. Nel disegno, però, non c’erano misure,
dati, calcoli; era solo una bozza di come avrebbe dovuto venire
il tempio. Per fortuna, riuscii a trovare il capomastro (mistri)
che aveva costruito gran parte delle aule delle nostre scuole e
affidai a lui i lavori. Questo mistri è analfabeta, ma
estremamente pratico ed intuitivo. Gli basta un’idea ed è
capace di trasformarla in mattoni e cemento, senza un errore.
Così fece anche con il progetto del tempio. Una volta finite le
fondamenta, i due ingegneri vollero che “seguisse il
progetto”. Lui lo seguì e cominciarono i guai.
“Dove sono le porte?”, chiesi un giorno, andando a controllare i lavori.
“Non ci sono nel progetto!” rispose il mistri. I due ingegneri
avevano disegnato solo un ingresso principale, dimenticandosi le
porte laterali che ogni costruzione del genere deve avere! Che
cosa sarebbe accaduto quando dovevano essere sistemate le
colonne del porticato? Quali calcoli avevano fatto i due
ingegneri per assicurare che il tetto non cadesse al primo colpo
di vento o crollasse sotto il proprio peso?
Conclusione: i due ingegneri sono stati licenziati ed ora il Tempio e’ arrivato quasi al tetto.
In breve...
Questo anziano è il nostro ospite abituale a pranzo e a cena.
È uno dei tanti anziani dei villaggi privi di tutto.
L’abbiamo "adottato" e ogni giorno si siede a tavola
con i residenti, silenzioso e, soprattutto, dignitoso. Quando mi
vede, cerca di alzarsi in segno di rispetto. In realtà,
dovrebbe essere il contrario!
La cucina rimessa a nuovo

Tornato dall’Italia, ho trovato la cucina dei residenti completamente
rinnovata, grazie all’intervento dei volontari che si sono
anche fatti carico delle spese. Ora, a Sarnath, abbiamo assunto
una cuoca che prepara la colazione, il pranzo e la cena per una
trentina di residenti. Anche a Bodhgaya c’e’ una cuoca che
cucina per i venti ragazzi dell’ostello.
Sanje, il ragazzo adottato
dalla scuola
Lo riconoscete? È Sanje, il ragazzo che ha passato otto anni nel
riformatorio della città. È stato adottato dalla nostra
scuola. Ora frequenta la Prima Media ed è aiutato da
"Mandibole Allenate", un'associazione italiana di
famiglie adottive che sostiene a distanza progetti in favore dei
bambini, in particolare in India. Parlerò in una prossima
puntata del diario di questo gruppo che organizza eventi
conviviali e mercatini di beneficenza con un incredibile
successo e, soprattutto, con un infinito entusiasmo.
“Mi fai vedere la foto di Moira?”, mi ha chiesto questo studente.
Qualcuno devi avergli detto che Moira è la sua sponsor.
I ragazzi sanno che lo sponsor manda il proprio
contributo non solo per uno studente in particolare, ma per
tutti.
“Non ho la foto di Moira, ma
posso pubblicare la tua foto, così Moira può vederti!”, ho
risposto.
“Allora, metti la mia foto di
profilo, perché Luigina ha detto che vengo meglio!”
Eccolo accontentato!
Emergenza per uno studente
delle superiori
Appena tornato in India, sono stato accolto da una brutta notizia: Sovonath,
un nostro studente delle superiori (neodiplomato) è ricoverato
in gravi condizioni all’ospedale. Riporto la diagnosi così
come mi è stata passata: intestino perforato con inizio di
cancrena.
Una specie di peritonite. La causa? I soliti farmaci sbagliati. Non è la
prima volta che qualcuno dei nostri studenti è in pericolo di
vita a causa di diagnosi errate e terapie assolutamente
strampalate, ordinate dai medici di strada, autentici ciarlatani
che vantano il titolo di dottore quando, in realtà, non hanno
nemmeno l’esperienza di un infermiere generico. La gente
ricorre a loro perché sono a buon mercato. Alcuni, addirittura,
si sono autoattribuiti il titolo di dottore ayurvedico o,
peggio, di omeopata. L’omeopatia è l’ultima trovata dei
medici a buon mercato. Grazie ad uno di questi “medici” una
nostra studentessa della scuola media è morta qualche mese fa.
Purtroppo, nel caso della ragazza, siamo stati informati quando non c’era
più nulla da fare. Di solito, riusciamo ad intervenire in tempo
– a volte in extremis – per scongiurare il peggio,
portando gli ammalati in ospedali decenti dove sappiamo che
lavorano medici professionalmente preparati.
Così è stato per Sovonath. Dopo essere stato curato da diversi “medici
di strada”, la situazione divenne grave, anzi gravissima. La
pancia si gonfiò in modo impressionante. Inutile dire che il
ragazzo soffriva di dolori lancinanti da diversi giorni. La
terapia: potenti antidolorifici!
La scuola venne informata solo quando un medico serio (finalmente) visitò il ragazzo e convinse i genitori che si trattava di una grave
emergenza. A quel
punto, però, nessun ospedale se la sentiva di rischiare il
ricovero del ragazzo (“Se muore, chi ci paga le spese?”).
Una delegazione del villaggio, sindaco in testa, scongiurò il
nostro segretario di intervenire per favorire il ricovero e,
quindi, garantire il pagamento dell’operazione e delle cure
post-operazione. I genitori del ragazzo sono poverissimi. A
malapena riescono a guadagnare i soldi per due pasti al giorno,
se lavorano. Se un giorno non c’è lavoro, si tira cinghia!
Dove trovare i soldi per l’operazione e le medicine? Senza
quelli, nessun ospedale ti apre le porte, nemmeno se si tratta
di un'emergenza gravissima. I poveri muoiono alle porte degli
ospedali, ammesso che riescano a trovare un taxi che li porti
fino a lì!
A notte fonda, Papu, il nostro segretario, si attivò per trovare un
chirurgo che accettasse di tentare l’operazione per salvare la
vita al ragazzo.
Grazie anche all’intervento di un cardiologo, amico della scuola, il
ragazzo venne finalmente ricoverato in una clinica privata e
immediatamente operato. Il chirurgo, al fine di evitare
eventuali contestazioni da parte dei genitori, in caso di
insuccesso, permise al nostro segretario, ai genitori e al
sindaco stesso di entrare in sala operatoria, e rendersi conto
della gravità della situazione.
In Italia una notizia del genere finirebbe in prima pagina su tutti i
giornali. Qui, la notizia finisce ... nel villaggio del ragazzo.
La gente viene rassicurata: il medico non ha sbagliato diagnosi,
ha operato perché doveva assolutamente farlo per scongiurare il
peggio. Testimone il sindaco: “L’intestino era blu per
l’infezione!”.
Intanto, in Italia, si attivano gli amici del Progetto Alice per pregare,
prima di tutto, e poi per raccogliere fondi. Viene anche
interpellato un bravo pediatra di Verona, il dott. Giorgio
Zavarise, che accetta di contattare il collega indiano per
discutere insieme il caso.
A distanza di due settimane, Sovonath sta relativamente bene. E’ comunque
fuori pericolo. Avrà bisogno di altre operazioni e di un lunga
terapia post-operazione.
a inizio pagina
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