Alice Project

 

CUORE DI GHIACCO

Favola per l'educazione interculturale

by

Valentino Giacomin

Disegni

Nitin

 

All rights are strictly reserved with the Publishers. Design, mode of presentation and the subject matter are entirely novel. Nobody is permitted to copy them.

 

Un essere umano è parte di un intero chiamato Universo. Egli sperimenta i suoi pensieri e i suoi sentimenti come qualcosa di separato dal resto: una specie di illusione ottica della coscienza. Questa illusione è una specie di prigione. Il nostro compito deve essere quello di liberare noi stessi da questa prigione attraverso l'allargamento del nostro circolo di conoscenza e di comprensione, sino a includere tutte le creature viventi e l'interezza della natura nella sua bellezza.

Albert Einstein

 

 

INTRODUZIONE

 

Alle radici della diversità

-------Nella storia che segue viene descritta la nascita di quella che gli psicologi tibetani – che hanno una grande conoscenza della mente umana - chiamano Mente ordinaria . Tale mente possiede consapevolezza discriminativa, è caratterizzata dal dualismo e si attacca o rifiuta qualcosa pensato come esterno. È la mente che divide il soggetto dall'oggetto, che afferma la differenza tra chi percepisce e la cosa percepita. È la mente discorsiva, dualistica, pensante, che può funzionare solo in relazione a una realtà proiettata all'esterno ed erroneamente intesa come indipendente dalla stessa mente che la percepisce. La mente ordinaria , quindi, è quella che pensa, giudica, programma, desidera, manipola, che ribolle di rabbia, che crea e indulge in emozioni e pensieri negativi, che deve continuare via via ad affermare, confermare la propria esistenza attraverso la frammentazione e la concettualizzazione. La mente ordinaria è vacillante, instabile, avida e continuamente interessata agli affari degli altri; consuma la sua energia proiettando all'esterno.

Questa è la mente che nasce e muore, che cambia e muta in continuazione. Questa è la mente dell'onda della storia, fin dalla sua nascita. Parliamo di nascita , anche se, secondo alcune scuole filosofiche orientali, noi saremmo intrappolati nell'illusione della Mente ordinaria da sempre. Noi, esseri comuni, conosciamo attraverso questa mente, ma sappiamo molto poco di essa. Ci è difficile pensare che ci sia qualcos'altro oltre la mente stessa.. Siamo come la rana che è nata e vissuta dentro un pozzo. Quella rana crede che tutto l'universo sia quella piccola quantità di acqua in cui vive. Quando una rana forestiera giunge da fuori e le dice che esiste un'estensione di acqua molto molto più grande, la rana del pozzo non vuole crederci. Alla fine, accetta di seguire la rana forestiera che la porta sulla riva del mare. La rana del pozzo ha un tale shock che le scoppia la testa. Il finale della storia è simbolico: la verità va data a piccole dosi, così che gli studenti abbiano il tempo di assimilare e integrare le nuove conoscenze nella loro vita. Ma quando cominciare a dire la verità ai propri figli o studenti? Alcuni sostengono che bisogna lasciare certe illusioni ai bambini, per non distruggere la poesia della vita. Forse sarebbe bene trovare un compromesso tra la verità a tutti i costi e la poesia di Babbo Natale o San Nicola. Noi preferiamo dire la verità alle piccole rane del pozzo, anche se è difficile da accettare e può provocare un iniziale sconcerto: Questo non è il vero mondo. Voi avete una visione limitata della realtà. Non credete a quello che vedete e percepite perchè i nostri sensi e la nostra mente sono limitati e ci presentano una falsa immagine delle cose, degli altri, dei fenomeni. La verità è oltre i confini di questo pozzo. Oltre i nostri sensi e la mente stessa.  Le rane eroiche devono cominciare un lungo viaggio per scoprire che cosa sta oltre questo nostro piccolo mondo. Noi siamo nati non per vivere e morire in questa prigione, ma per diventare liberi, allargando i confini della nostra conoscenza fino al grande mare…Quando cominciare questo viaggio? Ora, in questo momento. Ogni minuto perso contribuisce ad ispessire il confine del pozzo, rendendoci sempre più difficile il distacco dall'acqua in cui siamo nati … Noi pensiamo che questa sia la nostra casa, ma non è vero. L'acqua di questo pozzo è collegata ad una immensa distesa di acqua, chiamata oceano. Quella è la nostra vera casa. Qui siamo in esilio, lontani dalla nostra vera Patria.

Partendo dall'ignoranza del pozzo, incoraggeremo le piccole rane ad avviarsi, passo dopo passo, verso la saggezza dell'immenso Oceano. Ogni azione, ogni intervento avrà come obiettivo finale, come ultima motivazione, la conoscenza dell'Oceano. Se non muoveranno i primi passi verso quella direzione, non avranno alcuna possibilità e speranza di liberarsi dalla prigionia del pozzo, e moriranno nell'ignoranza, cioè lontani dalla loro vera Casa, da quella che nel racconto verrà chiamata Origine. In tutte le culture del mondo esistono dei riferimenti a questa mitica Origine , che è al di là della nostra comprensione e della stessa ragione (mente razionale).

---------Che cosa c'è al di là della mente razionale (mare con onde)? Rispondono i Saggi: oltre la mente che giudica, chiacchiera, discrimina, valuta, c'è il Silenzio (mare senza onde). In questo Silenzio interiore tutti gli studenti, siano essi atei oppure credenti, cristiani, induisti, buddisti, jainisti, musulmani, ebrei …possono incontrarsi e capirsi. Ed è questo Silenzio che permette al nostro tesoro interiore (l'Origine) di manifestarsi. La storia di Cuore di Ghiaccio vorrebbe aiutare tutte le persone a scoprire questo spazio della mente, che è libero dai condizionamenti della parola, dei concetti e del pensare.

-----------Un poeta indiano spiega, in un verso, la Misteriosa bellezza dell'Origine:

“C onchiglia, da dove viene il tuo prezioso contenuto?”

“Dal silenzio; per anni e anni le mie labbra son rimaste chiuse ".

----------La perla si trova oltre la Mente ordinaria della rana ignorante. Noi siamo sotto l'influenza della Mente ordinaria (la mente dell'onda) e ci è difficile trascendere quel tipo di mente. Abbiamo bisogno di una guida, di qualcuno che, come si dice comunemente, la sa lunga , vede al di là dell'illusione, oltre i ristretti confini del pozzo . Il racconto Cuore di Ghiaccio è uno stimolo per cercare la Guida per il lungo viaggio verso la Saggezza. Nella storia, la Guida è rappresentata dalla Vecchia Montagna, che conosce il segreto del Grande Mare. Qual è questo segreto? “Tu non sei quello che credi di essere!” dice semplicemente. Dietro questa affermazione sta tutta la Saggezza dell'Oriente e dell'Occidente. Perciò abbiamo dedicato questo lavoro al dialogo interreligioso. Crediamo, infatti, possa essere un utile strumento nell'ambito di una pedagogia interculturale.

Riassumiano brevemente i principi di base della storia.

La Mente ordinaria ha una concezione errata di se stessa. È come un video-proiettore con le testine sporche.

Il film è bellissimo, pieno di luce, straordinario, puro, ma il risultato finale – grazie alle testine sporche - è la proiezione di una brutta storia, con un drammatico finale di sofferenza e morte. La Mente ordinaria è quel lettore oscurato dall'ignoranza, che trasforma il film luminoso e meraviglioso (chiamato con differenti nomi, a seconda delle diverse culture e tradizioni: Dio, Sé, Shiva, Brahman, Vishnu, l'Essenza Nascosta, la Natura di Buddha, Mente Originaria, Grande Mare) in un incubo senza fine.

-------------Quando diciamo che la Mente ordinaria (testine sporche) trasforma il film luminoso, non si vuole dire che le testine riescano a cambiare la natura del film. Il film rimane inalterato, è la sua visione o proiezione che risulta deformata. Fuor di metafora, possiamo dire che, nonostante le proiezioni dell'onda, il Grande Mare rimane integro, inalterato, imperturbabile. Si capisce anche che qualunque sia l'apparenza delle immagini che appaiono alla Mente ordinaria, in realtà , la loro ultima natura, la loro intima essenza è quella di essere meravigliose, luminose, pur e (qualità originali e sempre presenti del film, ma che non possono essere percepite a causa della deformazione operata dalle testine sporche).

----------Come fare per far risplendere il film della sua luce e bellezza originaria? Come fare per far emergere la Natura Pura, chiara, luminosa del Grande Oceano (Mente Primordiale, Originale, Paradiso Terrestre, Eden....)? La storia indica la strada: attraverso l'amore e la saggezza arriviamo a realizzare che il responsabile del brutto film è un pensiero difettoso (le testine sporche): il pensiero che crede nell'esistenza di un'onda separata dal Grande Oceano (la concezione dell'Io esistente in modo indipendente dalla mente). Si potrebbe pensare che, quindi, l'onda, per liberarsi, dovrebbe porsi lo scopo di realizzare il non-io. È importante ricordare sempre che il concetto di non-io non significa che in principio ci fosse un Io (separato) e in seguito il saggio … lo abbia eliminato. Al contrario, significa che non c'è mai stato alcun Io (separato ), da sempre. Comprendere ciò significa, appunto, realizzare il non-io.

-----------È chiaro l'intento didattico del racconto, che non vuole sovrapporsi o sostituirsi alla serietà scientifica della psicologia che tratta degli stadi evolutivi della coscienza e della nascita del sè , né vogliamo in alcun modo contraddire la teologia cristiana o gli insegnamenti di altre religioni.

----------La storia ha i limiti di tutte le storie che semplificano concetti complessi, con il rischio della banalizzazione e della superficialità. Le note dovrebbero, almeno in parte, evitarci il pericolo di venire fraintesi.

Nei miti di creazione di molti Paesi troviamo rappresentato proprio questo misterioso evento descritto nella storia di Cuore di Ghiaccio . L'Uno, l'Eterno, l'Assoluto, l'Indefinito, la Mente Cosmica, il Cavallo o Uomo Cosmico… improvvisamente, senza una spiegazione razionale, si muove, si scuote dallo stato di quiete assoluta (una specie di sonno profondo, come nei miti indiani) per creare. L'Uno emana il due, e poi da questo vengono i molti (questo mondo). È appunto, la creazione, che viene spesso fraintesa, nel suo significato simbolico, dai non-creazionisti.Che cosa sta all'origine di questo atto creativo, di questa separazione dall'Uno (senza secondo), come nel caso del Grande Oceano ? I miti di creazione di molti Paesi narrano che all'origine sta un movimento sotto forma di pensiero, da cui nascono paura e desiderio. In India, questo atto misterioso della creazione viene rappresentato dal Dio che danza. Il mondo è il risultato di questa danza, del gioco delle forme create dal movimento.

-------------La copertina di questo libro rappresenta proprio questo concetto in chiave moderna: una danzatrice imita il Dio Shiva che crea l'Universo. L'immagine ha anche un significato più profondo, come spiegheremo nella storia: il Dio rappresenta la nostra Mente Originaria , senza movimento, mentre la danza rappresenta la Mente Ordinaria, la mente che pensa e percepisce le forme prodotte dal pensiero (onde) come realmente esistenti, indipendentemente dalla mente stessa.

---------Il mito hindu di Prajapati ci aiuta a comprendere meglio la dinamica del dualismo primario , che caratterizza la creazione. Lo citiamo qui, in apertura di questa storia destinata agli studenti delle scuole dove gli insegnanti svolgono un lavoro interculturale, per rendere omaggio alla profonda saggezza contenuta negli antichi miti di tutte le tradizioni religiose. Il mito di Prajapati offre l'opportunità di spiegare agli studenti complessi concetti relativi alla mente e alle sue dinamiche. È la sintesi dei temi trattati nel racconto Cuore di Ghiaccio.

All'inizio, questo Universo era Brahman soltanto, nella forma di una persona, chiamato Prajapati. Riflettè e non vide altro che se stesso. Egli, prima, disse: “Io sono lui!” Perciò accadde che venne conosciuto con il nome di Io (Aham). Perciò anche adesso, quando una persona si presenta, prima dice: “Io” e dopo ripete altri nomi che può avere.

Lui (Brahman) ebbe paura. Perciò la gente, ancora oggi, ha paura quando è sola. Lui pensò: “Poiché non c'è nessuno tranne che me stesso, di che cosa ho paura?” Perciò, la paura se ne andò; infatti, che cosa c'era da temere? Di certo, la paura sorge quando c'è una seconda cosa.

Lui, Brahman, non era felice. Per questo, anche oggi, una persona non è felice quando è sola. Desidera un compagno.

Divise il suo corpo in due. Da quella divisione sorsero il marito e la moglie. Perciò, il corpo, prima che uno accetti la moglie, è metà di se stesso, come una mezza pesca . Questo vuoto è riempito dalla moglie. Lui si unì con lei. Da quell'unione, nacquero gli esseri umani. (1 ) (Vedi commento in appendice)

 

§ § §

Spetta all'insegnante usare questa storia come strumento didattico. Che cosa simbolizza Prajapati? Qual è il messaggio finale? È ancora attuale? Come può essere integrato questo messaggio nella società di oggi e, soprattutto, nelle nostre aule nell'ambito di una pedagogia interculturale?

Forse dopo aver letto il racconto di Cuore di Ghiaccio gli studenti potranno avere le idee più chiare ed elementi sufficienti per rispondere adeguatamente a queste domande.

 

 
Nota. Come si notera', alcune vignette sono prive di testo. E' una scelta dell'autore per stimolare gli studenti a creare un proprio fimetto.

 

La storia di

Cuore di Ghiaccio

C'era una volta la Mente Grande Oceano. Non aveva quel nome fin dall'inizio, perchè c'era solo un Grande Nulla, che i miti chiamano chiamano Chaos . (2) Ora, non si sa bene per quale mistero, la Mente Grande Oceano cominciò ad agitarsi. L'agitazione produsse un movimento, come quello dell'acqua di un lago.

Inspiegabilmente, quel gioco d'acqua cominciò a pensare, erroneamente, di essere qualcosa di diverso e separato dal Grande Oceano . Era come una piccola Onda nel Grande Mare. Questa Piccola Onda si diede anche un' identità: “ Io sono !” pensò. (3)

Così, nacque il pensiero dell'Io, che potrebbe essere paragonato alla Notte. Tutti sanno che la Notte non può stare da sola, ma vive in compagnia del Giorno. Allo stesso modo, il pensiero dell'io - Nero come il buio della notte - fece nascere un gemellino, chiamato non-Io.

Quale sarà stato il suo colore? Ovviamente, bianco come la luce del giorno! Da quel momento, Bianco e Nero, Io e non-Io, notte e giorno, su e giù, alto e basso, qui e là , bene e male cominciarono a vivere come gemelli inseparabili. Dovunque si recava Io, anche non-Io era presente. Quando da una parte c' era la Notte, dall'altra c'era il Giorno. Il pensiero dell'Io avrebbe voluto, a volte, restare da solo, ma non era possibile, perchè gli altri erano come la sua ombra.

Per spiegare meglio, potremmo dire che Pensiero dell'Io si muoveva ... in coppia. Se cercava la vita, automaticamente arrivava anche la morte. Quando voleva la gioia, questa si presentava a braccetto della sofferenza. Quando credeva di essere felice, ecco che faceva capolino la tristezza...

Che pasticcio aveva combinato il pensiero della Piccola Onda ! Le storie di molti paesi raccontano che proprio quel pensiero, causato dal movimento della Mente Grande Oceano , fu all'origine della Creazione del mondo in cui viviamo anche noi oggi. Siccome in questo mondo non ci sono solo la gioia e la vita, ma anche la malattia e la morte, i vecchi del tempo passato erano convinti che la causa del dolore si dovesse cercare proprio in quel primo pensiero dell'Onda. “State attenti, - dicevano i nonni ai loro nipotini– a non creare divisioni. Ogni separazione indebolisce le famiglie; le famiglie indebolite rendono vulnerabile il villaggio e questo causa guerre e conflitti!”

Ma continuiamo la nostra fiaba. Che cosa accadde alla Piccola Onda?

Narra la storia che, sfortunatamente, continuò a pensare e – sempre con il pensiero - produsse una seconda separazione, definendo meglio la propria identità.“ Io sono un'onda ” pensò.(4)

È come se la Notte si separasse dal Giorno, oppure l'Ombra si dividesse da chi la proietta. Non vi sembrerebbe strano che un'Ombra dicesse: “Io sono un'Ombra!” e si mettesse a guardare con rabbia e gelosia, oppure con desiderio e attaccamento il proprio ... gemello (colui che la proietta)? Che cosa pensereste se un'Ombra un pò pazzerella decidesse, un giorno, di fare una passeggiatadasola, lasciando il gemello da qualche parte? Farebbe un pò ridere, vero?

In tempi lontani, raccontano le storie, accadde proprio questo: il movimento della Mente Grande Oceano produsse un'Onda che pensò di fare una lunga passeggiata, come l'Ombra pazzerella.

Voi penserete: “È impossibile separare l'Ombra dal suo gemello, la Notte dal Giorno!”

Avete ragione. In realtà, nessuno può organizzare una corsa delle Ombre, oppure invitarle a pranzo senza il loro gemello, a meno che...

C'è un solo modo per rendere l'impossibile possibile: usando la fantasia e il sogno! (5) Con la fantasia si può far tutto, anche un incontro di kricket fra ombre! Dovete sapere che accadde proprio questo: la Mente della Piccola Onda , che alcuni chiamarono anche Mente dell'Io , cominciò a fantasticare, cioè a creare un mondo tutto suo, che esisteva solo dentro di lei. Era come un sogno. Quando cominciò tutto questo? I miti rispondono in questo modo: Da sempre. (6)

Ma voi ragazzi, quando fantasticate, sognando magari di diventare campioni come Sachin, restate nel sogno solo per un pò tempo. Poi, qualcuno riesce a trovare la vostra testa ... fra le nuvole, come si dice comunemente, e vi aiuta ad atterrare nel mondo della realtà. E voi vi rendete conto di aver soltanto vissuto una ...fantastica esperienza, come dire?, illusoria.

Purtroppo, nessuno riuscì, in quei tempi lontani, a riportare la Mente della Piccola Onda a ... terra. Fu così che la Mente dell'Io – come l'abbiamo chiamata – cominciò a viaggiare senza rendersi conto che si trattava di un sogno. Possiamo dire che iniziò a vivere il suo sogno come se fosse vero e come se le cose che apparivano nella sua mente esistessero realmente là fuori, separate non solo dal Grande Oceano, ma anche dalla sua mente che le vedeva come esterne. È facile capire che le fantasie della Mente dell'Onda non potevano trovare alcun riscontro nella realtà, come ciò che appare nella mente dei ragazzi o delle ragazze, quando si perdono nei loro sogni ad occhi aperti. Ma la Mente dell'Onda non sapeva che stava sognando, perciò credeva a tutto ciò che appariva nella sua mente, come se fosse vero... veramente!

Tanto per spiegare meglio, pensate all'allucinazione di una persona in preda ai fumi dell'alcool. Che cosa accade nella sua mente? L'alcool produce delle immagini e dei pensieri che l'ubriaco crede siano veri. Così, può spaventarsi ed essere triste a causa di fantasmi che lui stesso ha creato.La Mente della Piccola Onda poteva essere paragonata ad un ubriaco, perchè scambiava le fantasie del proprio viaggio mentale con la realtà, quando erano soltanto delle allucinazioni. Che cosa vedeva la Mente della Piccola Onda? , vi chiederete. Si vedeva come l'Ombra pazzerella: credeva, cioè , di esistere autonomamente rispetto alla Mente Grande Oceano.

Piccola Onda pensava esistere indipendentemente e separata dal Grande Oceano.

 

Così, continua la storia, quando arrivarono i raggi del sole (anch'essi prodotti dalla sua mente di sogno) ne approfittò per separarsi definitivamente dal Grande Mare , sicura di poter vivere libera e autonoma. Iniziò così il suo viaggio … immaginario, ( ma vero per lei!) come un sè separato.

Cari studenti, per aiutarvi a comprendere meglio la storia, abbiamo cercato di illustrarla in modo semplice. Noterete, nel disegno, che, alla base, esiste sempre la Mente Grande Oceano . Poi, dal movimento, nasce l'Onda pensante e nella mente di quest'onda si svolge il seguito della storia. Di fatto, l'Onda non si separa dalla Mente Grande Oceano . La separazione esiste solo nella sua fantasia. Tutto il viaggio della Mente dell'Io non è nient'altro che una ... seria illusione. Seria, perchè , pur non esistendo veramente ( come direbbero i filosofi), esiste in quanto realtà pensata, come il brutto ( o bel sogno) di un bambino che dorme.

§ § §

Siete d'accordo, ragazzi, se chiamiamo questa Mente dell'Io, Testa tra le nuvole?, visto che anche voi fate spesso questa esperienza in classe, specialmente durante le lezioni di matematica?

Allora, Testa tra le nuvole cominciò le sue... vacanze. Come noterete nell'illustrazione, non aveva solo la testa tra le nuvole, ma era diventata addirittura una nuvola! Bè , niente di strano per un'onda, no?

Quando andate in vacanza, voi dimenticate il lavoro e lo studio per vivere un'avventura piacevole.

I genitori responsabili raccomandano vacanze intelligenti per i loro figli. Cioè vacanze che aiutino a crescere e a maturare, attraverso un sano divertimento. La vacanza di Testa tra le nuvole , purtroppo, non era di questo tipo: era, come dire?, una vacanza ...poco intelligente.

Perchè ? Abbiamo già detto che si comportò come l'Ombra pazzerella: pensava fosse possibile vivere separata dalla Mente Grande Oceano , e si comportava di conseguenza, come un ...comune ubriaco .

Diciamo che aveva, in un certo senso, mandato in ... vacanza la propria saggezza! Questo divorzio tra saggezza e modo di pensare comune (non dimenticate l'esempio dell'ubriaco!) causò molti problemi a Testa tra le Nuvole .

Come potete vedere nel disegno, la mancanza di saggezza rese difficili i rapporti con quello che abbiamo chiamato Non – io, cioè gli altri. Testa tra le Nuvole aveva un'alta opinione di sè , tanto da ritenersi importante, più importante di tutte le altre Teste di Nuvola che riempivano il suo cielo di sogno (non dimenticatelo!).

Che cosa succede quando un bambino è pieno di sè e vede solo se stesso in famiglia, oppure a scuola?

Voi conoscete sicuramente ragazzini di questo genere: gonfi di presunzione e poco attenti agli altri. Appaiono davvero molto antipatici e pochi amano la loro compagnia. A volte, l'antipatia può trasformarsi in aperto rifiuto o anche in uno scontro fisico. È proprio quello che accadde a Testa tra le nuvole .

Vagò nel cielo infinito, scontrosa, capricciosa, irrequieta, senza pace. Quando vedeva le altre nuvole, invidiosa, della loro forma, grandezza e colore, diceva: “ Sono io la nuvola più bella del cielo !”.

Potete immaginare la reazione delle altre nuvole, anche loro in vacanza ... poco intelligente. Due ragazzi poco intelligenti non producono azioni, come chiamarle?, esemplari!

Così, Testa tra le Nuvole si scontrò con le altre Teste sognanti , e precipitò, tra lampi e tuoni di... rabbia, in un baratro di dolore.

Così, Testa tra le Nuvole si scontrò con le altre Teste sognanti, e precipitò, tra lampi e tuoni di... rabbia...

Le vacanze poco intelligenti si trasformarono in un dramma. Il viaggio di sogno, iniziato con quello che appariva un innocuo pensierino di indipendenza e libertà, stava per finire in un incubo senza fine.

Voi, ragazzi, avete sicuramente vissuto l'esperienza terribile di un brutto sogno. A volte, qualcuno si sveglia piangendo, pieno di paura, per l'avventura appena vissuta. Fortunatamente, i bambini aprono gli occhi e il loro sogno, bello o brutto, finisce subito. La loro angoscia svanisce quando la mamma, con una carezza, li rassicura dicendo:

“ Non ti preoccupare, bimbo mio, era solo un sogno!”

Tutti sanno che il calore di una carezza materna compie miracoli, e riesce a trasformare anche gli incubi.

Avete visto il film La vita è bella di Benigni, una storia ambientata in un campo di concentramento nazista. L'amore del padre riuscì a cambiare il modo di vedere del figlio, tanto che questi riuscì a trasformare l'inferno del lager in un piacevole gioco.

Testa tra le Nuvole non era così fortunata, perchè non aveva avuto una madre capace di farle sperimentare l'amore. Per questo, il suo cuore era freddo, pieno di invidia e orgoglio, senza comprensione e attenzione per gli altri e finì per gelare, rimanendo imprigionata nel ghiacciaio perenne di un‘altissima Montagna. Fu davvero un brutto rientro!

Possiamo paragonarlo alla sofferenza di un bambino che non è capace di svegliarsi da un incubo notturno, oppure alla frustrazione di uno studente che non riesce ad ...atterrare in classe, ma resta a vagabondare tra le nuvole della sua distrazione!

Che esperienza shoccante Testa tra le Nuvole che – ricordate? – credeva di essere qualcosa di diverso da Mente Grande Oceano!

Vogliamo provare a svegliarla da quel brutto sogno? Come?

“Dovete trovare la strada che vi permetta di accedere al Cuore di Ghiaccio di Testa fra le Nuvole!” risponde la Vecchia Montagna, che gli anni avevano reso saggia e comprensiva, come i nonni di un tempo.

Avrete notato che la Vecchia Montagna ha cambiato il nome di Testa fra le Nuvole . Da questo momento, la chiameremo anche noi Cuore di Ghiaccio.

Si dice che il nome di una persona rifletta, in un certo senso, il suo carattere. È il caso di Cuore di Ghiaccio , indurita dal suo egoismo che la imprigionò nel ghiacciaio. Ragazzi, certamente voi avrete conosciuto delle persone egoiste. Vi sarete accorti che mancano di sensibilità, di tatto nelle relazioni con gli altri. Infatti, si dice che queste persone sono gelide, fredde, insensibili, dure, dal cuore di ghiaccio, appunto. Quando si rompe un rapporto, si dice anche che l'amicizia si è raffreddata.

Rimase per moltissimi anni imprigionata dalle proprie emozioni....

Questo dimostra che, per avere amici, per non essere isolati e soli, bisogna avere calore nel cuore, non la freddezza che, come si è detto, rende insensibili, duri e aggressivi. La vita degli egoisti non scorre più; si blocca nella paranoia e nella paura, creando delle spesse barriere di incomprensione tra sè e gli altri. È la fine di Testa tra le Nuvole che si trovò congelata, incapace di muoversi e di agire, paralizzata dal suo Cuore di Ghiaccio .

Rimase per moltissimi anni imprigionata dalle sue stesse emozioni (gelosia, rabbia, rancore, orgoglio), che, come abbiamo spiegato, erano state la causa principale del suo inverno interiore.

Il gelo non solo rendeva problematici i suoi rapporti con gli altri, ma aveva anche bloccato la memoria relativa alla sua Origine. ( Guardate ancora una volta l'illustrazione e indicate l'Origine cui fa riferimento la storia ).

Anche Cuore di Ghiaccio, come noi, quando incontriamo degli ostacoli, attribuiva la sua sofferenza agli altri. In particolare, se la prendeva con il ghiacciaio che la teneva prigioniera. Questa convinzione causava un aumento della sua rabbia e odio verso l'ambiente esterno, così la sua guerra con il mondo intero aumentava..

Voi capite che più cresceva il suo rancore, più il suo cuore si bloccava e aumentava il suo ego ( cioè il senso di separazione!), schiacciando tutto ciò le stava vicino. Alla fine, divenne un grande blocco di ghiaccio, che soffocava gli altri, invadendo i loro confini e il loro spazio vitale. Le vacanze poco intelligenti si erano trasformate in un autentico inferno!

Passarono gli anni. L'Onda Cuore di Ghiaccio , che aveva dimenticato l'origine della sua avventura di sogno, era convinta di essere sempre stata un blocco di ghiaccio e che quello fosse il suo dannato destino.

“Voglio morire – si lamentò un giorno.– Non resisto più a questa tortura! Che senso ha la mia esistenza? Qui ci sono solo dolore e disperazione. C'è qualcuno che mi possa aiutare ad uscire da questa prigione? Esiste un'alternativa a quest'inferno che sembra senza fine?”(7)

Per la prima volta, ospitò nella sua mente un pensiero umile, che veniva da una parte di sè che non era mai stata esplorata prima.

Era come se nel ghiacciaio del suo cuore si fosse aperta una fessura, un piccolo spazio sotto forma di dubbio.

Prontamente, in quell'apertura, si inserì la Vecchia Montagna: “Amica mia, ho sentito il tuo lamento. La tua domanda segna l'inizio di una nuova vita. Per la prima volta, ti sei interrogata sul senso della tua esistenza, chiedendo aiuto. Da moltissimi anni aspettavo questo momento!” (8)

“Chi sei?” chiese Cuore di Ghiaccio. “Sono la Vecchia Montagna che ti tiene in grembo!” rispose la Montagna. “Dove sei stata tutti questi anni? Perchè non mi hai aiutato prima ad uscire da questa prigione?” chiese Cuore di Ghiaccio . “Ho cercato infinite volte di parlarti, di darti dei consigli, di indicarti la via per uscire dalla morsa del ghiaccio, ma tu non riuscivi a sentirmi.

Eri troppo concentrata su te stessa. Eri tutta presa dalla tua rabbia, dal tuo rancore, dall'odio verso tutto e tutti. Il tuo Cuore di Ghiaccio non aveva una fessura per accogliere i consigli di una Vecchia come me !” Grande fu lo stupore di Cuore di Ghiaccio nell'udire le parole della Montagna. “Vuoi dire che tu, in tutti questi anni, hai continuato a parlarmi mentre io non ti prestavo assolutamente ascolto? Perchè l'hai fatto?” chiese, sbalordita.

“ Perchè io sono la Grande Madre, che ama le proprie creature, anche se queste sono sorde e insensibili. Ma io ho pazienza. Sono qui, da milioni di anni, e aspetto il momento giusto per farmi sentire!”

Cuore di Ghiaccio avvertì qualcosa che si muoveva dentro.

“Mi sento strana...” disse. “Provo qualcosa che non avevo mai sentito prima... Sembra quasi un desiderio di piangere...”

“È la commozione!” spiegò la Vecchia Montagna.

“Sento che vorrei abbracciarti!” continuò Cuore di Ghiaccio . Mentre diceva questo, si verificò un fenomeno straordinario: cominciò a ...sudare!

Piccole gocce scivolarono sulla fredda superficie del blocco di ghiaccio.

“Sta iniziando a sperimentare l' amore!” precisò la Vecchia Montagna.

“Amore? Che cos'è ?” chiese Cuore di Ghiaccio.

“È il calore che viene dal cuore capace di sciogliere i ghiacciai e di farti tornare alla tua Origine! ”

“Non capisco!”

“ Tu non sei quella che credi di essere. Stai soffrendo perchè ti sei identificata con un pensiero prodotto dalla tua Mente di sogno, che ti ha fatto perdere il contatto con la tua Origine. (9) Ora non puoi capire. Libera il tuo cuore dall'egoismo e dall'orgoglio e vedrai che qualcosa succederà!”

“Come faccio per liberarmi dall'egoismo, dalla rabbia, dall'orgoglio?” chiese Cuore di Ghiaccio .

“Non usare l'energia di queste emozioni per lottare contro te stessa e contro gli altri blocchi di ghiaccio, ma per trovare la strada che ti riporterà al Grande Oceano da dove tu e tutti gli altri blocchi siete - apparentemente - venuti.”

“Perchè dici apparentemente venuti?”

“ Ripeto, ora è molto difficile che tu comprenda questa verità: tu e tutti gli altri blocchi di ghiaccio non vi siete mai staccati dalla vostra Origine. State solo vivendo un brutto sogno!”

“Vuoi dire che tutti questi blocchi di ghiaccio, che mi disturbano, stringendomi e premendomi da ogni parte, sono, in realtà, miei fratelli e sorelle, membri della stessa famiglia?” chiese sbalordita Cuore di Ghiaccio.

“Proprio così. La forma e il nome sono diversi, ma siete fatti della stessa sostanza!”

§ § §


Cari ragazzi, la Vecchia Montagna parla un linguaggio un pò difficile, come potete constatare.

 

I vecchi, a volte, si fanno prendere la mano dalla loro saggezza! Vediamo di rendere le cose un pò più semplici.

Guardate l'illustrazione qui a fianco. Noterete che tutta la storia, il viaggio, la trasformazione in Testa tra le Nuvole, poi in blocco di ghiaccio, gli altri blocchi di ghiaccio, la stessa Vecchia Montagna... altro non sono che il prodotto di una fantasia dell' Onda (10), (pensiero dell'Io) che, a sua volta, non si è mai staccata da quella che abbiamo chiamato Mente Grande Oceano.

Noterete come non ci sia alcuna particolare differenza (a parte la forma e il nome) tra tutti i contenuti del pensiero dell'Onda. Quando la Vecchia Montagna parla di ritorno all'Origine e stessa sostanza, vuol dire proprio questo: riconoscere tutte le apparenze come un prodotto della propria mente e della stessa essenza della Mente Grande Oceano .(11)


 

Cuore di Ghiaccio ebbe un'intuizione:

“Se tutto ha un' Origine comune, vuol dire che siamo fatti della stessa ... pasta! (12 ) Siamo come gocce accanto ad altre gocce! Siamo come le dita di una mano accanto a quelle dell'altra mano! Allora è sciocco lottare e odiarci l'un l'altro!” esclamò.

Subito dopo aver espresso questo pensiero, il movimento, che già aveva avvertito dentro di sè - all'inizio - dialogando con la Vecchia Montagna, si fece più forte e grande fu la sua sorpresa quando sentì – come risultato – che la morsa del ghiaccio si allentava.

Immaginate la sua gioia! Dopo tantissimi anni, finalmente un pò di sollievo dal dolore e dal gelo! “Come è iniziato questo incubo?” chiese. “Con il pensiero di essere separata dalla tua Origine!”

“Se questo pensiero è la causa della mia dis-avventura, come posso fare per sopprimerlo?” (13) Rispose la Vecchia Montagna: “Se una corda viene scambiata per un serpente, cosa puoi fare per eliminare la paura di quel serpente? L'azione meno saggia da compiere sarebbe, appunto, quella di cercare di sopprimere il serpente. Come puoi uccidere qualcosa che non è mai esistito? Dunque, puoi soltanto lavorare per arrivare a vedere ciò che veramente esiste. I filosofi parlano di visione corretta . Una volta scoperta la verità, i pensieri e le emozioni subiranno un radicale cambiamento.”

“Capisco. Devo solo realizzare che mi sono ingannata, vedendo me stessa e gli altri in modo sbagliato. Ora mi rendo conto che nulla è separato e che esiste una sola energia cosmica dalla cui danza nascono tutte le cose, gli altri e io stessa! Devo, quindi, stare attenta a come mi muovo, per non ferire il mio vicino, che è parte di me!” disse.

La vacanza stava per diventare davvero molto ...intelligente!

Appena espresso questo pensiero, provò di nuovo, quel dolce movimento interiore, sotto forma di calore, che partiva dal Cuore verso l'esterno.

Contemporaneamente, sentì scorrere sulla sua superficie un flusso di acqua, che levigava i suoi angoli taglienti e, nello stesso tempo, riduceva la sua enorme massa di ghiaccio.

Si trovò, così, a galleggiare – come un icesberg - in acque fredde, ma libera e felice.

“Ehi, mi sto allontanando dal ghiacciaio!” gridò entusiasta. Poi, ebbe un secondo pensiero: “Che ne sarà delle mie sorelle onde ancora prigioniere del ghiacciaio?”

Questo pensiero altruistico non solo accellerò la velocità del suo viaggio, ma fece scaturire, da dentro, una nuova ondata di calore che, oltre a ridurre la dimensione dell'icesberg, si propagò anche all'esterno facendo sciogliere il ghiaccio che imprigionava decine di altre onde.

Le onde, liberate dalla morsa del ghiacciaio, si mossero tutte insieme, trascinate dalla corrente formatasi grazie al movimento dei blocchi gelati.

Cuore di Ghiaccio guidava la ... fuga, correndo veloce verso la realizzazione di ciò che veramente era.

Cari ragazzi, permettetemi ancora una pausa nella fiaba Avrete capito che il motore della rivoluzione interiore in Cuore di Ghiaccio era stato il pensiero altruistico, che stabiliva un nuovo tipo di relazione con gli altri. Erano rapporti caratterizzati dal calore dell'amicizia e della solidarietà che scioglieva il ghiaccio dell'egoismo.

Per la prima volta dopo tantissimi anni, Cuore di Ghiaccio si sentì felice. Più cresceva questo senso di soddisfazione e di benessere interiore, più irradiava calore e più il suo viaggio diventava leggero, perchè i confini dell'ego si riducevano progressivamente, lasciando sempre più spazio agli altri blocchi di ghiaccio suoi fratelli. (14)

All'inizio, il percorso fu difficile, pieno di ostacoli. L'acqua era vorticosa, come lo sono, appunto, le acque dei torrenti di montagna

Ma Cuore di Ghiaccio sapeva che si trattava di sofferenze e difficoltà passeggere, che, comunque, sarebbero servite per smussare le sue spigolosità, per ridurre l'estensione dei confini dell'Ego, facendogli capire i propri limiti. Stava molto attento a non ferire inutilmente gli altri.

A volte si arrabbiava, perchè non è facile perdere le vecchie abitudini. E allora finiva in un gorgo e non riusciva ad andare nè avanti nè indietro.

La Vecchia Montagna, però, era sempre lì, pronta a dare consigli e ad indicare la Via giusta da seguire anche nei momenti di crisi, come i nonni del tempo in cui fu inventata questa favola.

“Accettate la situazione, - consigliavano ai loro nipotini i nonni di quel tempo mitico - non resistete, seguite la corrente. Non opponetevi ai pensieri che sorgono. (15) Non seguite quelli che vi attraggono; non rifiutate quelli che non vi piacciono. Usate l'energia di entrambi (pensieri piacevoli e spiacevoli), accogliendoli con equilibrio. Non stancatevi mai di essere flessibili, di donare ed essere aperti. Considerate gli altri come vostri fratelli gemelli, importanti quanto voi stessi, forse anche di più. Da questi sentimenti di solidarietà e amore, nascerà il calore che trasformerà il vostro cuore e il mondo intero, perchè voi siete i creatori del mondo!”.

“Ti voglio dare un ultimo consiglio – disse la Vecchia Montagna. – Guarda i tuoi pensieri. Loro sono la causa della tua confusione, perchè li prendi troppo sul serio. Essi appaiono e tu sei certo che esistano come cose concrete. Invece, sono soltanto espressioni della mente (irreali, intangibili, di breve durata, come, appunto le onde dell'Oceano, che mutano in continuazione).

L'Oceano ha le onde, tuttavia non è disturbato da esse. Le onde sono della stessa essenza dell'Oceano. Sorgono, ma dove vanno? Ritornano nell'Oceano. E da dove vengono? Dall'Oceano. Allo stesso modo, secondo i Saggi, tutti i pensieri e le emozioni – positive o negative - sono espressione dell'essenza della Mente Grande Oceano, della sua luminosità.

“Che cosa succede quando perdo di vista il carattere luminoso dei miei pensieri e della mia mente?” domandò Cuore di Ghiaccio.

“Allora i tuoi pensieri diventano il seme della confusione!” rispose la Vecchia Montagna. E continuò : “ Comportati con i tuoi pensieri e le tue emozioni come un nonno saggio che guarda, sorridendo, i suoi nipotini che giocano !” Cuore di Ghiaccio ascoltava attentamente.

Ora il suo pensiero non era più concentrata solo sui suoi problemi, le sue difficoltà e paure. Si preoccupava anche del destino dei suoi compagni, che l' avevano scelta come guida. Da qui nasceva la sua nuova energia che stava trasformando la vita dei suoi amici e la sua. Così, superò gorghi e rapide, cascate e burroni, finchè arrivò nel placido fiume. Era l'ombra dell'orgoglioso, arrogante, rigido blocco di ghiaccio!

Man mano che proseguiva nel suo viaggio verso la sua Origine – come l'aveva chiamato la Vecchia Montagna – perdeva la freddezza derivante dal suo egoismo e cresceva il calore dell'amicizia, della solidarietà, dei rapporti con gli altri e diminuiva, progressivamente, il confine dell'io. Il grande icesberg era diventato un piccolo blocco di ghiaccio galleggiante nelle acque tranquille del fiume, che scorreva verso il Grande Oceano .

La Vecchia Montagna l'aveva avvertita:

Quando arriverai al placido fiume, sappi che sarai vicino alla meta. Il ritorno a casa è sicuro. Ma per unirti al Grande Mare dovrai sciogliere completamente il tuo Cuore di Ghiaccio, solo così potrai raggiungere l'unità ”

Cuore di Ghiaccio era molto contenta. La sua mente, finalmente, era in pace. Non nutriva più sentimenti di odio, gelosia, invidia e arroganza nel suo cuore. “Quando non proverai questi sentimenti, - le aveva detto la Vecchia Montagna – vuol dire che sarai vicino al Grande Mare.

  Non temere, lasciati andare, cedi tutto quello che ti è rimasto. Per vivere, devi morire!”

Quando Cuore di Ghiaccio arrivò vicino al Grande Oceano c redeva di essere pronta per l'ultimo passo, ma la prospettiva di fondersi con l'acqua tiepida del mare, la terrorizzò. Era la paura della morte! (17)

“Se entro nel Grande Oceano , io scomparirò!” pensò e continuava a girare in lungo e in largo nei pressi della foce, senza decidersi a compiere il coraggioso passo definitivo.

Mentre girava su e giù, vide un pescatore con amo e lenza che stava per catturare un pesciolino inesperto.

Provò una grande pena nei confronti di quel piccolo pesce e decise di sacrificarsi al suo posto. Abboccò all'amo e il pescatore, credendo di aver catturato il pesce, tirò la lenza facendo finire Cuore di Ghiaccio sulla riva.

 

Il pescatore guardò quello strano oggetto di ghiaccio e lo buttò in mare, con disprezzo. Fu così che, con un gesto eroico di amore, Cuore di Ghiaccio frantumò l'ultima barriera che ancora resisteva e che separava il sè dal non-sè. (18)

Grazie al suo buon cuore, comprese che quella barriera era una sua costruzione, un suo pensiero e che lei era il creatore delle onde, delle nuvole, della montanga e del ghiacciaio, degli altri blocchi di ghiaccio, del fiume, dello stesso Grande Oceano assieme ai suoi pensieri, alle immagini, ai ricordi e alle emozioni. Era tornato, finalmente, a Casa, la sua Origine!

Il soggetto (onda) e l'oggetto esterno (le cose, le persone) e quello interno (i pensieri, le emozioni) erano solo giochi della Mente Grande Oceano , come i pensieri e le immagini che sorgono nella mente di una persona che sogna, come i giochi prodotti dai raggi del sole, come le diverse forme date ad un blocco di creta. Pensiero dell'io, onda, nuvole, montagne… avevano tutti la stessa essenza. Di che cosa erano fatti?

Volete provate voi, cari amici lettori, a rispondere?

 

 

NOTE E RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI PER GLI INSEGNANTI

Nota (1).

Commento al mito di creazione di Prajapati

Il mito inizia con la descrizione di Brahman, l'Origine, che viene presentato come il puro territorio al di là di ogni mappa descrittiva. Questa Realtà che viene prima dei concetti è descritta , in India, come tathata – “essere tale” – il mondo come veramente è, non come viene classificato o descritto. È interessante far notare che all'inizio del processo c'è un pensiero che oscura la Realtà frantumandola in concetti. Nasce la piccola mente dell'ego. Il pensiero inizia la grande catena dell'esistenza del mondo delle cose e dei fenomeni. Wilber cita l'affermazione del filosofo Bergson relativa alla natura illegittima delle “cose”, perchè il pensiero crea “cose” frammentando la realtà in particelle facilmente afferrabili. Il pensiero non riferisce sulle cose, altera invece la realtà al fine di crearle . Bergson aggiunge: Così facendo, si lascia sfuggire la vera essenza del reale. Dice Seng-tsan: Tutte le forme di dualismo sono inventate dalla mente nella sua ignoranza. Esse sono come visioni e fiori nell'aria: perchè dovremmo affaticarci ad afferrarle? Il seguito del racconto del mito di Prajapati, che stiamo analizzando, ci parla proprio delle conseguenze e dei pericoli dell'afferrare le visioni e fiori nell'aria, cioè le creazioni della mente dell'ego.

Il pensiero dell'ego produce subito un risultato negativo, come abbiamo visto: la paura e poi il desiderio. Abbiamo paura degli altri, perchè ogni divisione crea un confine tra sé e non sé. Ogni confine è fonte di conflitti. La piccola mente dell'ego si è costruita un'identit à illusoria e la difende con tutte le forze. Il suo terrore è quello della morte. Ha paura di morire in quanto ego, appunto. Oltre alla paura, c'è anche la nascita del desiderio, come viene spiegato nel seguito della storia. Conclusione di questa prima parte dell'avventura dell'ego: Prajapati, diviso dalla sua Origine, sperimenta le emozioni negative che sono la causa dell'infelicit à ..

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Nota (2)

Non c'era nulla al di fuori del Grande Mare, esordisce la storia. Dobbiamo precisare, per la verità, che non non c'era nemmeno il mare, infatti, perché esista qualcosa bisogna che ci sia qualcuno che la pensi!

Nota (3)

Qualche studente potrebbe chiedere: Dove stava, prima, l'ignoranza? Stava nell'Oceano? Dove? Che cosa l'aveva attivita? Un filosofo indiano risponderebbe che non è possibile vedere il fondo di un lago e capire i suoi segreti, mescolando l'acqua. Le domande degli studenti possono essere paragonate al rimescolamento dell'acqua (mente dell'ego). Finchè usiamo la mente dell'ego, non possiamo comprendere le verità che trascendono l'ego stesso. Ad esempio, l'opera di un artista va compresa usando la mente intuitiva, non la mente analitica. Le rane rinchiuse nel pozzo non saranno mai in grado di capire che cosa c' è al di l à del pozzo , se non avranno il coraggio di andare oltre.       Il pozzo rappresenta la mente dell'ego. L'andare oltre rappresenta il superamento di quella mente. Dunque, la risposta alle domande riportate sopra è trans-egoica; richiede un tipo di coscienza superiore (transpersonale). Si potrebbe proporre agli studenti un altro esempio. Quando sogniamo, abbiamo la conoscenza di quando è iniziato il sogno? Nel sogno non potremmo mai rispondere alle domande relative all'origine del sogno: Dov'era prima di apparire? In che parte? Che cosa lo ha attivato? Il filosofo indiano risponderebbe con un semplice invito: “Svegliati e troverai le risposte!”

A questo proposito, proponiamo una meditazione di Ken Wilber.

(Citazione tratta da Brief History of Everything, di K. Wilber, Ed. Shambala)

“Prova ad ascoltarti, proprio ora - ascolta la chiara sensazione di essere te stesso - e nota che questo "te" non è altro che un altro oggetto nella consapevolezza. Non è neppure un vero soggetto, è un altro oggetto nella consapevolezza. Questo piccolo "io" con i suoi pensieri sfila in parata davanti a te proprio come le nuvole attraverso il cielo. Che cosa è allora il vero "te" che sta osservando tutto questo? Chi sta osservando il tuo piccolo io?

Chi o che cosa è? Quando ti spingi indietro verso questa pura "soggettività", questo puro osservatore, non lo vedrai come un oggetto, perché non è un oggetto. Non è nulla che tu possa vedere. Piuttosto, se resti calmo in questa consapevolezza osservante - osservando la mente ed il corpo e la natura che fluiscono davanti a te - potresti incominciare a notare che quello che provi al momento è semplicemente una sensazione di libertà, una sensazione di distensione, di non essere legato a nessuno degli oggetti che tu stai tranquillamente osservando. Non guardi nulla, semplicemente riposi in questa vasta libertà. Di fronte a te le nuvole passano in parata, i tuoi pensieri passano in parata, le sensazioni fisiche passano in parata, e tu non sei loro. Tu sei il vasto espandersi della libertà attraverso il quale gli oggetti vanno e vengono. Tu sei un'apertura, un vuoto, un vasto spazio nel quale gli oggetti vanno e vengono Le nuvole vanno e vengono, le sensazioni vanno e vengono, i pensieri vanno e vengono, e tu non sei loro, tu sei il vasto senso di libertà, quel vasto "vuoto", in cui sorge la manifestazione, appare per un pò e se ne va. “

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Nota (4)

Che cosa notiamo in questo drammatico inizio della storia? La quiete dell'Origine è rotta da un pensiero (vedi mito di Prajapati nell'introduzione). La Coscienza del Grande Mare (Coscienza Universale, Cosmica, Primordiale...), in un certo senso, si contrae, si rimpicciolisce per identificarsi con il contenuto di un suo pensiero. È questo il nucleo dei problemi: l'identificazione con il contenuto della mente, cioè con il prodotto del movimento (forma). Un altro errore consiste nel credere che quanto si percepisce sia vero.

Scrive a questo proposito K. Wilber:

“ Siamo in realtà quest'ampia espansione di spazio libero, ma ci identifichiamo con oggetti e soggetti limitati, non liberi, che possono essere osservati; e tutti soffrono, e nessuno è ciò che noi siamo. Patanjali descrisse la schiavitù come "l'identificazione dell'Osservatore con gli strumenti dell'osservazione " con i piccoli soggetti ed oggetti, invece che con l'apertura, la vastità, il Vuoto in cui tutto sorge e si manifesta…”

Di fronte a te le nuvole passano in parata, i tuoi pensieri passano in parata, le sensazioni fisiche passano in parata, e tu non sei nessuna di loro ,” scrive Wilber. Che cosa succede? Noi ci identifichiamo con gli oggetti, i personaggi, le comparse della parata, dimenticandoci lo spazio che li accoglie. Ci identifichiamo con le immagini del film che vanno e vengono e mutano continuamente, dimenticando lo schermo che accoglie tutto e tutti, tutto comprende, senza coinvolgersi, senza sporcarsi, sempre uguale a se stesso, senza avere nessuna delle qualità delle immagini che riflette, senza trattenere nulla di quello che appare. Lo schermo è vuoto di tutte le apparenze e i colori e le immagini che riflette.

Domanda di uno studente: Dove sta lo schermo ora? È anch'esso nella mente? Qual è la sua natura?

Risposta di Master Lin: Lo schermo sta riflettendo ora la tua domanda!

… Ora, forse, è più comprensibile l'affermazione di Wilber: “ Tu sei il vasto espandersi della libertà attraverso il quale gli oggetti vanno e vengono. Tu sei una apertura, una radura, un vuoto, un vasto spazio nel quale gli oggetti vanno e vengono Le nuvole vanno e vengono, le sensazioni vanno e vengono, i pensieri vanno e vengono, e tu non sei loro, tu sei il vasto senso di libertà, quel vasto "Vuoto" (emptiness), quella vasta apertura in cui sorge la manifestazione, che resta per un pò e se ne va “ Se non capiamo questo, saremmo costretti a viaggiare come l'onda della storia.

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Nota (5)

Quando parliamo di sogno, ci riferiamo ad una realtà illusoria, che in Oriente indicano come Maya: visione distorta del Grande Mare. -

La storia dice:

“Bisogna dire che l'Io e l'onda non potevano essere trovati nel Grande Mare, perchè la loro esistenza era soltanto mentale (pensiero dell'onda).”

Come spiegare questo concetto?

Ken Wilber, nel suo capolavoro ‘ Lo spettro della coscienzà, Ed. Crisalide, pag. 76, cita Benjamin Whorf, pioniere negli studi linguistici:

-Noi diciamo: Guarda quell'onda – allo stesso modo in cui diciamo: Guarda quella casa. Ma senza la proiezione del linguaggio, nessuno ha mai visto una sola onda. Vediamo una superficie in costante movimento ondulatorio. In alcune lingue è impossibile dire un'onda; da questo punto di vista, esse sono più vicine alla realtà . Gli Hopi dicono walalata, “accade una serie di ondeggiamenti”, e possono richiamare l'attenzione in un punto particolare di quella serie, esattamente come noi.

Ma poichè un'onda isolata effettivamente non esiste, la forma che corrisponde al nostro singolare, wala, non è l'equivalente di “un'onda”, ma significa “improvviso movimento dell'acqua”, come quando un recipiente colmo di liquido viene urtato d'un tratto… [ Questo è un esempio del fatto che ] anche gli scienziati [ come tutti noi ] proiettano inconsapevolmente i modelli di un particolare linguaggio sull'universo e finiscono per VEDERLI al posto del vero volto della natura.

 

Domanda di uno studente: La distruzione delle Torri gemelle è anche quella un prodotto della mia mente? E l'omicidio premeditato, le torture?

Risponde, indirettamente, un grande Maestro tibetano, Lama Yeshe:

" [ Some people ask, If everything is my projection, what about America , or Nepal ? ] This does not mean that you can deny the existence of the sense world. That is totally illogical. You should not concern yourself with whether Nepal exists or not; your business is to discover whether your mind's interpretation of Nepal exists or not. The problem is that your wrong conceptions build up a view of Nepal that has nothing whatsoever to do with the true nature of Nepal , even relatively, and you cling to it. My ignorant mind builds up its view...

 

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Nota (6)

Nei miti ricorre spesso un'affermazione di questo tipo: Da un tempo senza inizio… Che cosa significa? Alcuni usano questa espressione al posto di C'era una volta . In Oriente questa espressione è stata scelta per contrapporsi alle teorie creazioniste ( Un giorno, Dio creò il mondo). I Creazionisti, attraverso l'atto di creazione, tentano di spiegare le origini dell'Universo.. Quelli che contestano l'intervento di un Dio, negano semplicemente l'esistenza di un inizio: Da un tempo senza inizio noi siamo vittime della nostra ignoranza. Da sempre l' Onda si pensa separata dal Grande Oceano. Che differenza passa tra le due posizioni? Una è razionale è l'altra…. irrazionale.

Entrambe le risposte hanno il limite di voler affermare (o negare) qualcosa in merito al Mistero. È come se le rane del pozzo volessero trovare una risposta alle loro domande, restando nel pozzo. È chiaro che non troveranno mai la verità. La migliore risposta è il silenzio (oltre la mente che pensa).

Proponiamo agli studenti alcune riflessioni: Che cosa vuol dire Da tempo senza inizio? Da sempre? Se un tempo non ha mai avuto inizio, esiste, forse, quel tempo? E se non esistesse il tempo, potrebbero esistere gli oggetti e le cose, che, si sa, sono in relazione al tempo e allo spazio?

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Nota (7)

L'onda è sulla strada: giusta; comincia a reagire in modo positivo alla sua triste condizione.

Per prima cosa, si rende conto della sofferenza. Poi decide che è tempo di cambiare, e, con molta umiltà, ammette che da sola non ce la fa e chiede aiuto. È fortunata, perchè trova la Montagna (rappresenta il Maestro saggio) che conosce la Via da seguire per il ritorno a casa . Segue, fedelmente, gli insegnamenti: la causa della sofferenza è l'ignoranza di ciò che siamo veramente; per cominciare a comprendere, bisogna, prima di tutto, liberare il proprio cuore dall'egoismo. L'amore per il prossimo sarà, dunque, la chiave che apre la porta della fredda prigione del cuore.

Alla domanda se c'è un'alternativa alla continua frustrazione in cui vive l'onda, C. Trungpa, uno psicologo tibetano, rispose: “Sì, esiste un'alternativa alla sofferenza. Dobbiamo trovare l'iniziale, l'originale, il primordiale ” (vedi vignetta di partenza).

 

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Nota (8)

“Teniamo presente – annota Sergio Mazzei, Psicologo / Psicoterapeuta e direttore dell'Istituto Gestalt e Body Work di Cagliari - che il termine realizzazione significa “far diventare reale”, cioè attuare. Quindi, non si tratta di una invenzione, ma piuttosto di riconoscere qualcosa che già esiste, una condizione che è in potenza (la presenza della natura del Grande Oceano nell'onda).

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Nota (9)

Si parla spesso nella storia di ignoranza. Uno studente chiese: Ma l'ignoranza è il diavolo? Non è anche lei mente-oceano? Cosa la separa? È vero, come si può notare dai disegni, tutto è espressione del Grande Oceano. Non esiste l'ignoranza come fenomeno separato dall'Oceano. Quindi, possiamo dire che l'essenza dell'ignoranza è la stessa dell'Oceano. L'essenza dell'ignoranza è la saggezza. Per questo, è possibile “trasformare” l'ignoranza nel suo opposto. Nella storia si parla anche di Origine , e Stato Primordiale , sono nomi che indicano lo stesso concetto: l'esistenza di una realtà transpersonale, oltre l'ego, quindi oltre la comprensione della mente razionale e oltre il pensiero stesso. Una realtà inesprimibile a parole, che viene variamente denominata nelle varie culture:

1. Essenza contrapposta alla Personalità (Gurdjieff);

2. Silenzio centrale per M. Eckhart, che si trova laddove nessuna creatura, nessuna idea può entrare, è dove l'anima non pensa nè agisce, nè dà posto ad alcuna idea, tanto di se stessa che di qualsiasi altra cosa. Nel Silenzio della Mente si esprime il Divino che è in noi. Silenzio al di là delle domande, della mente razionale che vuole una spiegazione per tutto. Ma la ragione non può arrivare a capire il Mistero. Ad esempio, molti si chiedono perchè Dio abbia creato il mondo. Sono domande che non portano da nessuna parte. Sono il risultato della mente discorsiva, giudicante, che allontana da Dio. M. Eckhart chiede a quella mente di fare silenzio. Bradley, Mind , n.74, p. 154, Cfr. Green Prolegomena to Ethics, paragrafo 100 scrive: “ All'antico interrogativo perchè Dio abbia creato il mondo non si è mai trovata una risposta e non la si troverà mai. Noi non sappiamo perchè il mondo esista, sappiamo solo che esiste”.

I mistici cristiani sanno che Dio non è lontano e che non è separato dalla sua creatura. A questo proposito, ricordiamo un passo molto bello delle Confessioni di S. Agostino (Libro X, cap. VI, trad. It. a cura di Carlo Carena, Torino 1984).

“Interrogai sul mio Dio la mole dell'universo, e mi rispose:”Non sono io, ma è lui che mi fece.” Interrogai la terra, e mi rispose:

“Non sono io”; la medesima confessione fecero tutte le cose che si trovano in essa. Interrogai il mare, i suoi abissi e i rettili con anime vive e mi risposero: “Non siamo noi il tuo Dio; cerca sopra di noi”. Interrogai i soffi dell'aria, e tutto il mondo aereo con i suoi abitanti mi rispose:

“Erra Anassimene, io non sono Dio”. Interrogai il cielo, il sole, la luna, le stelle: “Neppure noi siamo il Dio che cerchi, risposero. E dissi a tutti gli esseri che circondano le porte del mio corpo: “Parlatemi del mio Dio; se non lo siete voi, ditemi qualcosa di lui”; ed essi esclamarono a gran voce: “È lui che ci fece” .

La ricerca procede fin tanto che non viene interrogato il sè interiore, e la risposta è: “il Tuo Dio è dentro di Te, è la vita della tua vita”.

3. Atman per gli Hindu.

4. Brahaman è il solo e senza secondo, è silenzio assoluto (Veda).

5. Essendo ingenerato è anche imperituro, tutt'intero, unico, immobile, senza fine. Non mai era nè mai sarà perchè è ora tutt'insieme, uno, continuo (Parmenide).

6. La sintesi degli opposti, come superiore unità dell'Essere (Pitagora, Platone).

7. Per le diverse scuole buddhiste lo Stato Primordiale viene chiamato : Chitta, Prajnaparamita, Tathagatagarba, Mahamudra, Dharmadathu, Alaya, Dzogchen (Stato della Coscienza Primordiale – Mente Grande Oceano della storia).

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Nota (10)

Come abbiamo visto nella seconda vignetta della storia, i guai dell'onda cominciarono con una scissione (K. Wilber lo chiama dualismo primario ): la separazione tra il pensiero dell 'io-sono e la totalità.

L'onda, che, di fatto, è il Grande Mare (in quanto acqua), compie un'operazione suicida: si ritaglia un piccolissimo spazio nell'Infinito, erge un immaginario confine, e dice: Io sono questa. E si mette in conflitto con tutto ciò che sta al di là del suo ristretto confine (visione egoistica della vita, egocentrismo); praticamente lotta contro l'intero Universo.

Comincia ad avere paura, a temere la morte (del piccolo sè). Tende, quindi, come reazione alla sua paura, ad allargare sempre di più il proprio confine, ma non per includere gli altri, ma per guadagnare sempre più spazio al proprio Ego, che diventa centrale, dominante, rispetto alla Totalità. In questo allargamento dei confini non c'è comprensione verso gli altri (il non-io) , nè, tantomeno, compassione ; c'è soltanto una compressione , un soffocamento, una violenza tesa ad annullare, schiacciare il prossimo, che viene visto come una minaccia, un pericolo, un nemico.

La sofferenza, quindi, è il prodotto di un'operazione mentale assolutamente scorretta, che gela il cuore delle persone, facendole diventare egoiste, insensibili ai problemi degli altri, crudeli. Se vogliamo uscire dalla schiavitù del nostro ghiacciaio mentale, non abbiamo altra scelta che quella dell'altruismo, la generosità, l'amore. È questo il messaggio della Vecchia Montagna.

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Nota (11)

Dobbiamo porre attenzione quando parliamo della Realtà come Una. Potremmo pensare all'Assoluto come se fosse Una Cosa, osserva K. Wilber (op. cit. pag.68). Se così fosse, siamo ancora vittime del dualismo. Nella pura non dualità non esistono nè due nè uno.

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Nota (12)

Hua Yen, nell' Avatamska Sutra dice:

Come un pittore mescola e fonde i diversi colori, così dalle illusorie proiezioni della Mente nascono tutti i fenomeni.”

San Paolo, nella prima lettera ai Corinzi: “ Non sapete voi che i vostri corpi sono membra di Cristo? Ma chi si unisce al Signore è uno Spirito solo con Lui .”

Vangelo di San Giovanni: “ Che siano tutti Uno; che come tu, o Padre, sei in me, e io sono in te, anch'essi siano (Uno) in noi .”

Vangelo di San Tommaso: “ Gli dissero: Potremmo, allora, come bambini, entrare nel Regno dei Cieli? Gesù rispose: Quando di due farete uno, e quando renderete l'esterno come l'interno, quando renderete il sopra come il sotto e farete del maschio e della femmina un solo essere … allora entrerete (nel Regno dei Cieli) .”

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Nota (13)

Va premesso che noi abbiamo bisogno del pensiero dell'Io nella nostra vita quotidiana, per comunicare con gli altri, sia che questi altri siano delle persone, oppure delle cose o dei luoghi. È importante avere un Io equilibrato e sano per godere di una buona salute mentale. Il problema dell'io sorge quando esso è posto al centro della nostra vita, quando noi ci sentiamo al centro dell'universo, quando ci sentiamo come gli esseri più importanti del mondo, quando permettiamo a questo ego di manipolare e usare gli altri. In questo caso, ci possiamo trovare nella stessa condizione dell'onda: lontani dalla Verità, dall'amore e da Dio.

Dice Maharshi, un mistico indiano del secolo scorso: il pensiero egoico è la fonte di ogni altro pensiero. I pensieri, si sa, sono all'origine dell'agitazione della nostra mente e delle nostre emozioni. Come abbiamo visto nella storia, tutti i problemi dell' onda sono iniziati, appunto, con il pensiero dell'io. Scrive Wilber: La sospensione del pensiero egoico segna la sospensione di ogni altro pensiero od oggetto mentale.

Maharshi comprende inoltre che il pensiero egoico non può essere soppresso …

Sergio Mazzei, psicologo della Gestalt, scrive:

“Alla domanda se è possibile liberarsi dai conflitti dell'ego, si deve rispondere che non esiste libertà dall'ego: dobbiamo comprendere che il tentare di scappare da ciò che noi stessi abbiamo creato è la radice del problema”. Dobbiamo comprendere che “l'ego è semplicemente una figura che emerge dallo sfondo”, in questo modo “ci distacchiamo dall' importanza che gli diamo”.

Alan Watts afferma che il fine della liberazione non è la distruzione dell'illusione, della Maya (l'Ego e il suo mondo), ma piuttosto il vederla per ciò che è o il vedere attraverso di essa. Egli dice che “ il gioco non deve essere preso seriamente, o, in altre parole, le idee del mondo o di se stessi che sono convenzioni e istituzioni sociali, non devono essere confuse con la realtà”. “Il problema – scrive ancora Mazzei – non è quindi nei contenuti della mente, ma nel modo in cui questa funziona”

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Nota (14)

Quando parliamo di ridurre i confini dell'Ego, ci riferiamo al un Io ipertrofico, narcisista, che si sente al centro del mondo e pretende che il mondo gli ruoti intorno, al suo servizio. È l'Io malato delle persone egoiste, egocentriche, centrate solo su stesse, incapaci di pensarsi al posto dell'altro. È, ovviamente, un Io immaturo che schiaccia gli altri. È malato di onnipotenza, appunto perchè non c'è limite alla sua espansione. La conseguenza di questo Io gonfiato che schiaccia gli altri è sofferenza per se stessi e per chi gli sta vicino.

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Nota (15)

Leggiamo in un Testo del XVII secolo basato su insegnamento di un saggio orientale, Chagme R.: Si tratta di vedere l'aspetto di Saggezza dell'evento che accade nella nostra mente. Se non ci riusciamo, ci lasciamo una volta in più convincere dalla dualità. Seguiamo il pensiero, da questo ci lasciamo influenzare e iniziamo a reagire all'oggetto, o accettandolo o rifiutandolo, fino a che la mente è invasa dalla confusione e dall'emozione e finisce che dobbiamo sperimentare la sofferenza che ne deriva. L'attività delle emozioni – dice il testo – è l'attività della mente. Ogni emozione che appare non è altro che la mente stessa in azione, quindi se respingiamo le emozioni stiamo contemporaneamente respingendo la mente. (Perciò, la vecchia Montagna suggerisce di non rifiutare, non opporsi, non lottare contro le emozioni e i pensieri, perchè questo provocherebbe un'ulteriore agitazione della mente) La domanda da farsi, dunque, in presenza di una emozione o un pensiero non è: “Chi è la causa?”, ma “Di che cosa sono fatti questa emozione e questo pensiero? Qual è la loro natura?” Commenta Gedun R.: “Molte onde in movimento, che assumono una varietà continua di forme e configurazioni differenti, possono essere viste sulla superficie di quell'oceano, eppure il contenuto delle onde è semplicemente la stessa acqua dell'oceano. Non deve essere fatta alcuna vera distinzione tra le onde e l'acqua ( Natura ultima, Saggezza Primordiale, Beatitudine … n.d.r.).

Ugualmente le molte e varie forme emotive che appaiono nella mente non sono altro che la mente stessa. Non c'è quindi alcun motivo di rifiutare l'emozione o di considerarla diversa dalla mente. (Quando parliamo di mente, qui, intendiamo La Mente Pura, la Mente dell'Origine, la Saggezza Primordiale. Ne consegue che il Saggio riconosce in ogni pensiero, in ogni emozione la natura divina. Spiegate agli studenti questo concetto importante ricordando che la natura di ogni onda, bella, brutta, diabolica, angelica, utile, inutile, dannosa, distruttiva o costruttiva… è acqua. Così, la natura di ogni pensiero, bello, brutto, morale, immorale, santo oppure diabolico… è, appunto, la natura divina, luminosa e pura.).

Domanda di uno studente: Se i pensieri sono di natura divina, allora perchè sbarazzarsi di quelli maligni? Risposta di Master Lin: Infatti, noi non abbiamo mai parlato di sbarazzarsi dei pensieri cattivi, ma abbiamo sempre insistito sulla necessità di riconoscerli per quello che sono, di scoprire la loro essenza, di che sono fatti, da dove vengono, dove vanno a finire. Non diremmo mai ad uno studente: ‘Combatti, elimina un tuo pensiero negativò. Abbiamo già paragonato la mente ad una famiglia basata sull'accoglienza e l'amore per tutti i suoi figli, oppure al corpo umano…

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Nota (16)

Per i consigli della Vecchia Montagna, abbiamo usato il materiale del libro di Sogyal R., già citato in precedenza. Lo psicologo tibetano assicura che quando cambia l'attitudine, cambia anche l'intera atmosfera della mente e la stessa natura delle emozioni e dei pensieri subisce un mutamento. Quando diventiamo più comprensivi, anche i nostri pensieri e le nostre emozioni diventano più malleabili.

Se noi non avremo difficoltà con loro, loro non avranno difficoltà con noi. Il consiglio, dunque, è questo: lasciate in pace i contenuti della vosta mente, i vostri ospiti mentali. Qualsiasi pensiero sorga, permettetegli di sorgere e di andarsene, come le onde del mare. Quando vi trovate a pensare qualcosa, lasciate quel pensiero sorgere e poi riassorbirsi da dove è venuto. Non aggrappatevi ad esso, non nutritelo, non seguitelo indulgendo in esso; non fermatelo cercando di solidificarlo. Siate come l'oceano che guarda alle sue onde, o come il cielo che guarda le nuvole che lo attraversano. Scoprirete presto che questi pensieri sono come il vento: vanno e vengono. Il segreto è di non pensare circa i pensieri, ma di permettere loro di scorrere attraverso la mente, tenendo la mente libera da qualsiasi altro pensiero.

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Nota (17)

Arrivato quasi alla fine del suo viaggio di autorealizzazione, Cuore di Ghiaccio deve compiere l'ultimo passo, il sacrificio definitivo di sé, della piccola mente del sogno con cui si era, ignorantemente, identificato e che gli aveva procurato così tante sofferenze. Ma non c'è nulla da sacrificare, in realtà. Non c'è un Io da mettere sull'altare e offrire a qualche divinità. L'unica rinuncia che viene richiesta è quella dell'ignoranza. Nel caso del famoso esempio della corda scambiata per un serpente, la rinuncia non riguarda il serpente, ma la falsa percezione dell'immagine di un serpente. Ci viene semplicemente richiesto di rinunciare ad un modo scorretto di percepire i fenomeni in cambio di una visione corretta. La storia di Cuore di Ghiaccio comincia con un pensiero che ha posto un confine immaginario tra l'Io-onda e il resto dell'Universo.

È quel confine che diventa la causa di tutti i problemi. Scrive Wilber : “ Quando il senso del sè muore, tutto quello ch si dissolve non è una entità, ma un semplice confine, un confine che non fu mai reale, un confine che era soltanto immaginario. Ma, una volta che gli individui crean quell'illusione del sè e i suoi confini, essi temono soprattutto la loro dissoluzione e combattono per conquistare delle immortalità simboliche e cosmocentriche .”

Come abbiamo visto nel mito di Prajapati, è il pensiero dualistico la causa della paura, dell'ansietà, della solitudine. Il pensiero stesso, creando la polarità, ha creato gli opposti: vita-morte; gioia-dolore; bene-male… La mente dualista crea una trappola: se sceglie la vita, si trascina dietro, inevitabilmente, anche la morte. Se affermo la gioia, affermo, contemporaneamente anche il dolore.

E non ho vie di scampo, tranne che andare oltre la piccola mente che ha iniziato il…gioco. Questa piccola mente deve, in un certo senso, morire per rinascere, come il blocco di ghiaccio deve morire come ghiaccio per rinascere come il Grande Oceano.

San Gregorio dice: “ Nessuno può essere più vicino a Dio dell'uomo che è completamente morto”.

M. Eckhart: “ Il Regno dei Cieli non è per nessun altro all'infuori di chi è morto

Ramana Maharsi: “ La tua gloria giace dove tu cessi di esistere

Hazrat nayat Khan riporta questa citazione riferita a un santo Sufi (da “Gemme”) "Io trapassai dentro un nulla, svanii; ed ecco! Ero completamente vivo".

Bradley riporta la seguente citazione di san Bernardo ( Mind , 1913, p.329):

“Come una goccia d'acqua si disperde in una botte di vino, assumendone il gusto e il colore, e come il ferro fuso diviene simile al fuoco e si libera della sua forma, e come l'aria trasfusa nella luce del sole si trasforma nella stessa luce cosicchè sembra non già illuminata ma luce essa stessa, così nei santi ogni affezione umana deve ineffabilmente perdersi e trasfondersi nella Volontà di Dio. Come potrebbe Dio essere tutto, se nell'uomo rimanesse qualche cosa dell'uomo? Una certa sostanza rimarrà, ma in un'altra forma, un'altra Gloria, un altro potere”.

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Nota (18)

Gli insegnanti, a questo punto, potrebbero introdurre il tema della morte: come morire, la buona morte di una volta? Come fare per far diventare la morte sorella, come la chiamò San Francesco?

“Al momento della morte – dice Gendun R. – la mente è completamente nuda (...) quindi è molto potente. Anche il più piccolo pensiero che sorge in questo stato mentale ha immediatamente un enorme impatto.

Se è un'emozione a sorgere, la mente è condotta immediatamente a sperimentare un mondo basato su di essa. Finché viviamo, non siamo in grado di comprendere quale sarà lo stato della nostra mente al momento della morte, perché, finché siamo in vita, la mente non sperimenta mai questo stato di perfetta nudità. (…) Bisogna imparare ad evitare che la nostra mente sia influenzata dalle idee e dalle reazioni che si sviluppano all'interno di essa.

Bisogna aumentare la vigilanza di questi processi. Qualsiasi cosa si faccia, bisogna rimanere consapevoli di ciò che accade nella nostra mente, in modo da non reagire automaticamente senza prendersi il tempo di pensare e valutare la risposta migliore.” In utlima analisi, bisogna capire a fondo le dinamiche e automatismi che ci fanno re-agire. Al momento della morte, quindi, la nostra mente non sarà senza alcun controllo. Al momento di morire, l'esperto tibetano consiglia di offrire il corpo, la parola, la mente e le azioni positive del passato a tutti gli esseri viventi, con il desiderio che ciò possa soddisfare tutte le loro necessità e renderli felici. Quindi, la mente dovrebbe essere in uno stato di quiete (senza pensieri), visualizzando un oggetto puro (come la propria divinità).

 

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