A volte si arrabbiava, perchè non è facile perdere le vecchie abitudini. E allora finiva in un gorgo e non riusciva ad andare nè avanti nè indietro.
La Vecchia Montagna, però, era sempre lì, pronta a dare consigli e ad indicare la Via giusta da seguire anche nei momenti di crisi, come i nonni del tempo in cui fu inventata questa favola.
“Ti voglio dare un ultimo consiglio – disse la Vecchia Montagna. – Guarda i tuoi pensieri. Loro sono la causa della tua confusione, perchè li prendi troppo sul serio. Essi appaiono e tu sei certo che esistano come cose concrete. Invece, sono soltanto espressioni della mente (irreali, intangibili, di breve durata, come, appunto le onde dell'Oceano, che mutano in continuazione).
L'Oceano ha le onde, tuttavia non è disturbato da esse. Le onde sono della stessa essenza dell'Oceano. Sorgono, ma dove vanno? Ritornano nell'Oceano. E da dove vengono? Dall'Oceano. Allo stesso modo, secondo i Saggi, tutti i pensieri e le emozioni – positive o negative - sono espressione dell'essenza della Mente Grande Oceano, della sua luminosità.
“Che cosa succede quando perdo di vista il carattere luminoso dei miei pensieri e della mia mente?” domandò Cuore di Ghiaccio.
“Allora i tuoi pensieri diventano il seme della confusione!” rispose la Vecchia Montagna. E continuò : “ Comportati con i tuoi pensieri e le tue emozioni come un nonno saggio che guarda, sorridendo, i suoi nipotini che giocano !” Cuore di Ghiaccio ascoltava attentamente.
Mentre girava su e giù, vide un pescatore con amo e lenza che stava per catturare un pesciolino inesperto.
Provò una grande pena nei confronti di quel piccolo pesce e decise di sacrificarsi al suo posto. Abboccò all'amo e il pescatore, credendo di aver catturato il pesce, tirò la lenza facendo finire Cuore di Ghiaccio sulla riva.
Il pescatore guardò quello strano oggetto di ghiaccio e lo buttò in mare, con disprezzo. Fu così che, con un gesto eroico di amore, Cuore di Ghiaccio frantumò l'ultima barriera che ancora resisteva e che separava il sè dal non-sè. (18)
Grazie al suo buon cuore, comprese che quella barriera era una sua costruzione, un suo pensiero e che lei era il creatore delle onde, delle nuvole, della montanga e del ghiacciaio, degli altri blocchi di ghiaccio, del fiume, dello stesso Grande Oceano assieme ai suoi pensieri, alle immagini, ai ricordi e alle emozioni. Era tornato, finalmente, a Casa, la sua Origine!
Il soggetto (onda) e l'oggetto esterno (le cose, le persone) e quello interno (i pensieri, le emozioni) erano solo giochi della Mente Grande Oceano , come i pensieri e le immagini che sorgono nella mente di una persona che sogna, come i giochi prodotti dai raggi del sole, come le diverse forme date ad un blocco di creta. Pensiero dell'io, onda, nuvole, montagne… avevano tutti la stessa essenza. Di che cosa erano fatti?
Volete provate voi, cari amici lettori, a rispondere?
NOTE E RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI PER GLI INSEGNANTI
Nota (1).
Commento al mito di creazione di Prajapati
Il mito inizia con la descrizione di Brahman, l'Origine, che viene presentato come il puro territorio al di là di ogni mappa descrittiva. Questa Realtà che viene prima dei concetti è descritta , in India, come tathata – “essere tale” – il mondo come veramente è, non come viene classificato o descritto. È interessante far notare che all'inizio del processo c'è un pensiero che oscura la Realtà frantumandola in concetti. Nasce la piccola mente dell'ego. Il pensiero inizia la grande catena dell'esistenza del mondo delle cose e dei fenomeni. Wilber cita l'affermazione del filosofo Bergson relativa alla natura illegittima delle “cose”, perchè il pensiero crea “cose” frammentando la realtà in particelle facilmente afferrabili. Il pensiero non riferisce sulle cose, altera invece la realtà al fine di crearle . Bergson aggiunge: Così facendo, si lascia sfuggire la vera essenza del reale. Dice Seng-tsan: Tutte le forme di dualismo sono inventate dalla mente nella sua ignoranza. Esse sono come visioni e fiori nell'aria: perchè dovremmo affaticarci ad afferrarle? Il seguito del racconto del mito di Prajapati, che stiamo analizzando, ci parla proprio delle conseguenze e dei pericoli dell'afferrare le visioni e fiori nell'aria, cioè le creazioni della mente dell'ego.
Il pensiero dell'ego produce subito un risultato negativo, come abbiamo visto: la paura e poi il desiderio. Abbiamo paura degli altri, perchè ogni divisione crea un confine tra sé e non sé. Ogni confine è fonte di conflitti. La piccola mente dell'ego si è costruita un'identit à illusoria e la difende con tutte le forze. Il suo terrore è quello della morte. Ha paura di morire in quanto ego, appunto. Oltre alla paura, c'è anche la nascita del desiderio, come viene spiegato nel seguito della storia. Conclusione di questa prima parte dell'avventura dell'ego: Prajapati, diviso dalla sua Origine, sperimenta le emozioni negative che sono la causa dell'infelicit à ..
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Nota (2)
Non c'era nulla al di fuori del Grande Mare, esordisce la storia. Dobbiamo precisare, per la verità, che non non c'era nemmeno il mare, infatti, perché esista qualcosa bisogna che ci sia qualcuno che la pensi!
Nota (3)
Qualche studente potrebbe chiedere: Dove stava, prima, l'ignoranza? Stava nell'Oceano? Dove? Che cosa l'aveva attivita? Un filosofo indiano risponderebbe che non è possibile vedere il fondo di un lago e capire i suoi segreti, mescolando l'acqua. Le domande degli studenti possono essere paragonate al rimescolamento dell'acqua (mente dell'ego). Finchè usiamo la mente dell'ego, non possiamo comprendere le verità che trascendono l'ego stesso. Ad esempio, l'opera di un artista va compresa usando la mente intuitiva, non la mente analitica. Le rane rinchiuse nel pozzo non saranno mai in grado di capire che cosa c' è al di l à del pozzo , se non avranno il coraggio di andare oltre. Il pozzo rappresenta la mente dell'ego. L'andare oltre rappresenta il superamento di quella mente. Dunque, la risposta alle domande riportate sopra è trans-egoica; richiede un tipo di coscienza superiore (transpersonale). Si potrebbe proporre agli studenti un altro esempio. Quando sogniamo, abbiamo la conoscenza di quando è iniziato il sogno? Nel sogno non potremmo mai rispondere alle domande relative all'origine del sogno: Dov'era prima di apparire? In che parte? Che cosa lo ha attivato? Il filosofo indiano risponderebbe con un semplice invito: “Svegliati e troverai le risposte!”
A questo proposito, proponiamo una meditazione di Ken Wilber.
(Citazione tratta da Brief History of Everything, di K. Wilber, Ed. Shambala)
“Prova ad ascoltarti, proprio ora - ascolta la chiara sensazione di essere te stesso - e nota che questo "te" non è altro che un altro oggetto nella consapevolezza. Non è neppure un vero soggetto, è un altro oggetto nella consapevolezza. Questo piccolo "io" con i suoi pensieri sfila in parata davanti a te proprio come le nuvole attraverso il cielo. Che cosa è allora il vero "te" che sta osservando tutto questo? Chi sta osservando il tuo piccolo io?
Chi o che cosa è? Quando ti spingi indietro verso questa pura "soggettività", questo puro osservatore, non lo vedrai come un oggetto, perché non è un oggetto. Non è nulla che tu possa vedere. Piuttosto, se resti calmo in questa consapevolezza osservante - osservando la mente ed il corpo e la natura che fluiscono davanti a te - potresti incominciare a notare che quello che provi al momento è semplicemente una sensazione di libertà, una sensazione di distensione, di non essere legato a nessuno degli oggetti che tu stai tranquillamente osservando. Non guardi nulla, semplicemente riposi in questa vasta libertà. Di fronte a te le nuvole passano in parata, i tuoi pensieri passano in parata, le sensazioni fisiche passano in parata, e tu non sei loro. Tu sei il vasto espandersi della libertà attraverso il quale gli oggetti vanno e vengono. Tu sei un'apertura, un vuoto, un vasto spazio nel quale gli oggetti vanno e vengono Le nuvole vanno e vengono, le sensazioni vanno e vengono, i pensieri vanno e vengono, e tu non sei loro, tu sei il vasto senso di libertà, quel vasto "vuoto", in cui sorge la manifestazione, appare per un pò e se ne va. “
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Nota (4)
Che cosa notiamo in questo drammatico inizio della storia? La quiete dell'Origine è rotta da un pensiero (vedi mito di Prajapati nell'introduzione). La Coscienza del Grande Mare (Coscienza Universale, Cosmica, Primordiale...), in un certo senso, si contrae, si rimpicciolisce per identificarsi con il contenuto di un suo pensiero. È questo il nucleo dei problemi: l'identificazione con il contenuto della mente, cioè con il prodotto del movimento (forma). Un altro errore consiste nel credere che quanto si percepisce sia vero.
Scrive a questo proposito K. Wilber:
“ Siamo in realtà quest'ampia espansione di spazio libero, ma ci identifichiamo con oggetti e soggetti limitati, non liberi, che possono essere osservati; e tutti soffrono, e nessuno è ciò che noi siamo. Patanjali descrisse la schiavitù come "l'identificazione dell'Osservatore con gli strumenti dell'osservazione " con i piccoli soggetti ed oggetti, invece che con l'apertura, la vastità, il Vuoto in cui tutto sorge e si manifesta…”
“ Di fronte a te le nuvole passano in parata, i tuoi pensieri passano in parata, le sensazioni fisiche passano in parata, e tu non sei nessuna di loro ,” scrive Wilber. Che cosa succede? Noi ci identifichiamo con gli oggetti, i personaggi, le comparse della parata, dimenticandoci lo spazio che li accoglie. Ci identifichiamo con le immagini del film che vanno e vengono e mutano continuamente, dimenticando lo schermo che accoglie tutto e tutti, tutto comprende, senza coinvolgersi, senza sporcarsi, sempre uguale a se stesso, senza avere nessuna delle qualità delle immagini che riflette, senza trattenere nulla di quello che appare. Lo schermo è vuoto di tutte le apparenze e i colori e le immagini che riflette.
…
Domanda di uno studente: Dove sta lo schermo ora? È anch'esso nella mente? Qual è la sua natura?
Risposta di Master Lin: Lo schermo sta riflettendo ora la tua domanda!
… Ora, forse, è più comprensibile l'affermazione di Wilber: “ Tu sei il vasto espandersi della libertà attraverso il quale gli oggetti vanno e vengono. Tu sei una apertura, una radura, un vuoto, un vasto spazio nel quale gli oggetti vanno e vengono Le nuvole vanno e vengono, le sensazioni vanno e vengono, i pensieri vanno e vengono, e tu non sei loro, tu sei il vasto senso di libertà, quel vasto "Vuoto" (emptiness), quella vasta apertura in cui sorge la manifestazione, che resta per un pò e se ne va “ Se non capiamo questo, saremmo costretti a viaggiare come l'onda della storia.
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Nota (5)
Quando parliamo di sogno, ci riferiamo ad una realtà illusoria, che in Oriente indicano come Maya: visione distorta del Grande Mare. -
La storia dice:
“Bisogna dire che l'Io e l'onda non potevano essere trovati nel Grande Mare, perchè la loro esistenza era soltanto mentale (pensiero dell'onda).”
Come spiegare questo concetto?
Ken Wilber, nel suo capolavoro ‘ Lo spettro della coscienzà, Ed. Crisalide, pag. 76, cita Benjamin Whorf, pioniere negli studi linguistici:
-Noi diciamo: Guarda quell'onda – allo stesso modo in cui diciamo: Guarda quella casa. Ma senza la proiezione del linguaggio, nessuno ha mai visto una sola onda. Vediamo una superficie in costante movimento ondulatorio. In alcune lingue è impossibile dire un'onda; da questo punto di vista, esse sono più vicine alla realtà . Gli Hopi dicono walalata, “accade una serie di ondeggiamenti”, e possono richiamare l'attenzione in un punto particolare di quella serie, esattamente come noi.
Ma poichè un'onda isolata effettivamente non esiste, la forma che corrisponde al nostro singolare, wala, non è l'equivalente di “un'onda”, ma significa “improvviso movimento dell'acqua”, come quando un recipiente colmo di liquido viene urtato d'un tratto… [ Questo è un esempio del fatto che ] anche gli scienziati [ come tutti noi ] proiettano inconsapevolmente i modelli di un particolare linguaggio sull'universo e finiscono per VEDERLI al posto del vero volto della natura.
Domanda di uno studente: La distruzione delle Torri gemelle è anche quella un prodotto della mia mente? E l'omicidio premeditato, le torture?
Risponde, indirettamente, un grande Maestro tibetano, Lama Yeshe:
" [ Some people ask, If everything is my projection, what about America , or Nepal ? ] This does not mean that you can deny the existence of the sense world. That is totally illogical. You should not concern yourself with whether Nepal exists or not; your business is to discover whether your mind's interpretation of Nepal exists or not. The problem is that your wrong conceptions build up a view of Nepal that has nothing whatsoever to do with the true nature of Nepal , even relatively, and you cling to it. My ignorant mind builds up its view...
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Nota (6)
Nei miti ricorre spesso un'affermazione di questo tipo: Da un tempo senza inizio… Che cosa significa? Alcuni usano questa espressione al posto di C'era una volta . In Oriente questa espressione è stata scelta per contrapporsi alle teorie creazioniste ( Un giorno, Dio creò il mondo). I Creazionisti, attraverso l'atto di creazione, tentano di spiegare le origini dell'Universo.. Quelli che contestano l'intervento di un Dio, negano semplicemente l'esistenza di un inizio: Da un tempo senza inizio noi siamo vittime della nostra ignoranza. Da sempre l' Onda si pensa separata dal Grande Oceano. Che differenza passa tra le due posizioni? Una è razionale è l'altra…. irrazionale.
Entrambe le risposte hanno il limite di voler affermare (o negare) qualcosa in merito al Mistero. È come se le rane del pozzo volessero trovare una risposta alle loro domande, restando nel pozzo. È chiaro che non troveranno mai la verità. La migliore risposta è il silenzio (oltre la mente che pensa).
Proponiamo agli studenti alcune riflessioni: Che cosa vuol dire Da tempo senza inizio? Da sempre? Se un tempo non ha mai avuto inizio, esiste, forse, quel tempo? E se non esistesse il tempo, potrebbero esistere gli oggetti e le cose, che, si sa, sono in relazione al tempo e allo spazio?
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Nota (7)
L'onda è sulla strada: giusta; comincia a reagire in modo positivo alla sua triste condizione.
Per prima cosa, si rende conto della sofferenza. Poi decide che è tempo di cambiare, e, con molta umiltà, ammette che da sola non ce la fa e chiede aiuto. È fortunata, perchè trova la Montagna (rappresenta il Maestro saggio) che conosce la Via da seguire per il ritorno a casa . Segue, fedelmente, gli insegnamenti: la causa della sofferenza è l'ignoranza di ciò che siamo veramente; per cominciare a comprendere, bisogna, prima di tutto, liberare il proprio cuore dall'egoismo. L'amore per il prossimo sarà, dunque, la chiave che apre la porta della fredda prigione del cuore.
Alla domanda se c'è un'alternativa alla continua frustrazione in cui vive l'onda, C. Trungpa, uno psicologo tibetano, rispose: “Sì, esiste un'alternativa alla sofferenza. Dobbiamo trovare l'iniziale, l'originale, il primordiale ” (vedi vignetta di partenza).
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Nota (8)
“Teniamo presente – annota Sergio Mazzei, Psicologo / Psicoterapeuta e direttore dell'Istituto Gestalt e Body Work di Cagliari - che il termine realizzazione significa “far diventare reale”, cioè attuare. Quindi, non si tratta di una invenzione, ma piuttosto di riconoscere qualcosa che già esiste, una condizione che è in potenza (la presenza della natura del Grande Oceano nell'onda).
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Nota (9)
Si parla spesso nella storia di ignoranza. Uno studente chiese: Ma l'ignoranza è il diavolo? Non è anche lei mente-oceano? Cosa la separa? È vero, come si può notare dai disegni, tutto è espressione del Grande Oceano. Non esiste l'ignoranza come fenomeno separato dall'Oceano. Quindi, possiamo dire che l'essenza dell'ignoranza è la stessa dell'Oceano. L'essenza dell'ignoranza è la saggezza. Per questo, è possibile “trasformare” l'ignoranza nel suo opposto. Nella storia si parla anche di Origine , e Stato Primordiale , sono nomi che indicano lo stesso concetto: l'esistenza di una realtà transpersonale, oltre l'ego, quindi oltre la comprensione della mente razionale e oltre il pensiero stesso. Una realtà inesprimibile a parole, che viene variamente denominata nelle varie culture:
1. Essenza contrapposta alla Personalità (Gurdjieff);
2. Silenzio centrale per M. Eckhart, che si trova laddove nessuna creatura, nessuna idea può entrare, è là dove l'anima non pensa nè agisce, nè dà posto ad alcuna idea, tanto di se stessa che di qualsiasi altra cosa. Nel Silenzio della Mente si esprime il Divino che è in noi. Silenzio al di là delle domande, della mente razionale che vuole una spiegazione per tutto. Ma la ragione non può arrivare a capire il Mistero. Ad esempio, molti si chiedono perchè Dio abbia creato il mondo. Sono domande che non portano da nessuna parte. Sono il risultato della mente discorsiva, giudicante, che allontana da Dio. M. Eckhart chiede a quella mente di fare silenzio. Bradley, Mind , n.74, p. 154, Cfr. Green Prolegomena to Ethics, paragrafo 100 scrive: “ All'antico interrogativo perchè Dio abbia creato il mondo non si è mai trovata una risposta e non la si troverà mai. Noi non sappiamo perchè il mondo esista, sappiamo solo che esiste”.
I mistici cristiani sanno che Dio non è lontano e che non è separato dalla sua creatura. A questo proposito, ricordiamo un passo molto bello delle Confessioni di S. Agostino (Libro X, cap. VI, trad. It. a cura di Carlo Carena, Torino 1984).
“Interrogai sul mio Dio la mole dell'universo, e mi rispose:”Non sono io, ma è lui che mi fece.” Interrogai la terra, e mi rispose:
“Non sono io”; la medesima confessione fecero tutte le cose che si trovano in essa. Interrogai il mare, i suoi abissi e i rettili con anime vive e mi risposero: “Non siamo noi il tuo Dio; cerca sopra di noi”. Interrogai i soffi dell'aria, e tutto il mondo aereo con i suoi abitanti mi rispose:
“Erra Anassimene, io non sono Dio”. Interrogai il cielo, il sole, la luna, le stelle: “Neppure noi siamo il Dio che cerchi, risposero. E dissi a tutti gli esseri che circondano le porte del mio corpo: “Parlatemi del mio Dio; se non lo siete voi, ditemi qualcosa di lui”; ed essi esclamarono a gran voce: “È lui che ci fece” .
La ricerca procede fin tanto che non viene interrogato il sè interiore, e la risposta è: “il Tuo Dio è dentro di Te, è la vita della tua vita”.
3. Atman per gli Hindu.
4. Brahaman è il solo e senza secondo, è silenzio assoluto (Veda).
5. Essendo ingenerato è anche imperituro, tutt'intero, unico, immobile, senza fine. Non mai era nè mai sarà perchè è ora tutt'insieme, uno, continuo (Parmenide).
6. La sintesi degli opposti, come superiore unità dell'Essere (Pitagora, Platone).
7. Per le diverse scuole buddhiste lo Stato Primordiale viene chiamato : Chitta, Prajnaparamita, Tathagatagarba, Mahamudra, Dharmadathu, Alaya, Dzogchen (Stato della Coscienza Primordiale – Mente Grande Oceano della storia).
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Nota (10)
Come abbiamo visto nella seconda vignetta della storia, i guai dell'onda cominciarono con una scissione (K. Wilber lo chiama dualismo primario ): la separazione tra il pensiero dell 'io-sono e la totalità.
L'onda, che, di fatto, è il Grande Mare (in quanto acqua), compie un'operazione suicida: si ritaglia un piccolissimo spazio nell'Infinito, erge un immaginario confine, e dice: Io sono questa. E si mette in conflitto con tutto ciò che sta al di là del suo ristretto confine (visione egoistica della vita, egocentrismo); praticamente lotta contro l'intero Universo.
Comincia ad avere paura, a temere la morte (del piccolo sè). Tende, quindi, come reazione alla sua paura, ad allargare sempre di più il proprio confine, ma non per includere gli altri, ma per guadagnare sempre più spazio al proprio Ego, che diventa centrale, dominante, rispetto alla Totalità. In questo allargamento dei confini non c'è comprensione verso gli altri (il non-io) , nè, tantomeno, compassione ; c'è soltanto una compressione , un soffocamento, una violenza tesa ad annullare, schiacciare il prossimo, che viene visto come una minaccia, un pericolo, un nemico.
La sofferenza, quindi, è il prodotto di un'operazione mentale assolutamente scorretta, che gela il cuore delle persone, facendole diventare egoiste, insensibili ai problemi degli altri, crudeli. Se vogliamo uscire dalla schiavitù del nostro ghiacciaio mentale, non abbiamo altra scelta che quella dell'altruismo, la generosità, l'amore. È questo il messaggio della Vecchia Montagna.
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Nota (11)
Dobbiamo porre attenzione quando parliamo della Realtà come Una. Potremmo pensare all'Assoluto come se fosse Una Cosa, osserva K. Wilber (op. cit. pag.68). Se così fosse, siamo ancora vittime del dualismo. Nella pura non dualità non esistono nè due nè uno.
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Nota (12)
Hua Yen, nell' Avatamska Sutra dice:
“ Come un pittore mescola e fonde i diversi colori, così dalle illusorie proiezioni della Mente nascono tutti i fenomeni.”
San Paolo, nella prima lettera ai Corinzi: “ Non sapete voi che i vostri corpi sono membra di Cristo? Ma chi si unisce al Signore è uno Spirito solo con Lui .”
Vangelo di San Giovanni: “ Che siano tutti Uno; che come tu, o Padre, sei in me, e io sono in te, anch'essi siano (Uno) in noi .”
Vangelo di San Tommaso: “ Gli dissero: Potremmo, allora, come bambini, entrare nel Regno dei Cieli? Gesù rispose: Quando di due farete uno, e quando renderete l'esterno come l'interno, quando renderete il sopra come il sotto e farete del maschio e della femmina un solo essere … allora entrerete (nel Regno dei Cieli) .”
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Nota (13)
Va premesso che noi abbiamo bisogno del pensiero dell'Io nella nostra vita quotidiana, per comunicare con gli altri, sia che questi altri siano delle persone, oppure delle cose o dei luoghi. È importante avere un Io equilibrato e sano per godere di una buona salute mentale. Il problema dell'io sorge quando esso è posto al centro della nostra vita, quando noi ci sentiamo al centro dell'universo, quando ci sentiamo come gli esseri più importanti del mondo, quando permettiamo a questo ego di manipolare e usare gli altri. In questo caso, ci possiamo trovare nella stessa condizione dell'onda: lontani dalla Verità, dall'amore e da Dio.
Dice Maharshi, un mistico indiano del secolo scorso: il pensiero egoico è la fonte di ogni altro pensiero. I pensieri, si sa, sono all'origine dell'agitazione della nostra mente e delle nostre emozioni. Come abbiamo visto nella storia, tutti i problemi dell' onda sono iniziati, appunto, con il pensiero dell'io. Scrive Wilber: La sospensione del pensiero egoico segna la sospensione di ogni altro pensiero od oggetto mentale.
Maharshi comprende inoltre che il pensiero egoico non può essere soppresso …
Sergio Mazzei, psicologo della Gestalt, scrive:
“Alla domanda se è possibile liberarsi dai conflitti dell'ego, si deve rispondere che non esiste libertà dall'ego: dobbiamo comprendere che il tentare di scappare da ciò che noi stessi abbiamo creato è la radice del problema”. Dobbiamo comprendere che “l'ego è semplicemente una figura che emerge dallo sfondo”, in questo modo “ci distacchiamo dall' importanza che gli diamo”.
Alan Watts afferma che il fine della liberazione non è la distruzione dell'illusione, della Maya (l'Ego e il suo mondo), ma piuttosto il vederla per ciò che è o il vedere attraverso di essa. Egli dice che “ il gioco non deve essere preso seriamente, o, in altre parole, le idee del mondo o di se stessi che sono convenzioni e istituzioni sociali, non devono essere confuse con la realtà”. “Il problema – scrive ancora Mazzei – non è quindi nei contenuti della mente, ma nel modo in cui questa funziona”
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Nota (14)
Quando parliamo di ridurre i confini dell'Ego, ci riferiamo al un Io ipertrofico, narcisista, che si sente al centro del mondo e pretende che il mondo gli ruoti intorno, al suo servizio. È l'Io malato delle persone egoiste, egocentriche, centrate solo su stesse, incapaci di pensarsi al posto dell'altro. È, ovviamente, un Io immaturo che schiaccia gli altri. È malato di onnipotenza, appunto perchè non c'è limite alla sua espansione. La conseguenza di questo Io gonfiato che schiaccia gli altri è sofferenza per se stessi e per chi gli sta vicino.
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Nota (15)
Leggiamo in un Testo del XVII secolo basato su insegnamento di un saggio orientale, Chagme R.: Si tratta di vedere l'aspetto di Saggezza dell'evento che accade nella nostra mente. Se non ci riusciamo, ci lasciamo una volta in più convincere dalla dualità. Seguiamo il pensiero, da questo ci lasciamo influenzare e iniziamo a reagire all'oggetto, o accettandolo o rifiutandolo, fino a che la mente è invasa dalla confusione e dall'emozione e finisce che dobbiamo sperimentare la sofferenza che ne deriva. L'attività delle emozioni – dice il testo – è l'attività della mente. Ogni emozione che appare non è altro che la mente stessa in azione, quindi se respingiamo le emozioni stiamo contemporaneamente respingendo la mente. (Perciò, la vecchia Montagna suggerisce di non rifiutare, non opporsi, non lottare contro le emozioni e i pensieri, perchè questo provocherebbe un'ulteriore agitazione della mente) La domanda da farsi, dunque, in presenza di una emozione o un pensiero non è: “Chi è la causa?”, ma “Di che cosa sono fatti questa emozione e questo pensiero? Qual è la loro natura?” Commenta Gedun R.: “Molte onde in movimento, che assumono una varietà continua di forme e configurazioni differenti, possono essere viste sulla superficie di quell'oceano, eppure il contenuto delle onde è semplicemente la stessa acqua dell'oceano. Non deve essere fatta alcuna vera distinzione tra le onde e l'acqua ( Natura ultima, Saggezza Primordiale, Beatitudine … n.d.r.).
Ugualmente le molte e varie forme emotive che appaiono nella mente non sono altro che la mente stessa. Non c'è quindi alcun motivo di rifiutare l'emozione o di considerarla diversa dalla mente. (Quando parliamo di mente, qui, intendiamo La Mente Pura, la Mente dell'Origine, la Saggezza Primordiale. Ne consegue che il Saggio riconosce in ogni pensiero, in ogni emozione la natura divina. Spiegate agli studenti questo concetto importante ricordando che la natura di ogni onda, bella, brutta, diabolica, angelica, utile, inutile, dannosa, distruttiva o costruttiva… è acqua. Così, la natura di ogni pensiero, bello, brutto, morale, immorale, santo oppure diabolico… è, appunto, la natura divina, luminosa e pura.).
Domanda di uno studente: Se i pensieri sono di natura divina, allora perchè sbarazzarsi di quelli maligni? Risposta di Master Lin: Infatti, noi non abbiamo mai parlato di sbarazzarsi dei pensieri cattivi, ma abbiamo sempre insistito sulla necessità di riconoscerli per quello che sono, di scoprire la loro essenza, di che sono fatti, da dove vengono, dove vanno a finire. Non diremmo mai ad uno studente: ‘Combatti, elimina un tuo pensiero negativò. Abbiamo già paragonato la mente ad una famiglia basata sull'accoglienza e l'amore per tutti i suoi figli, oppure al corpo umano…
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Nota (16)
Per i consigli della Vecchia Montagna, abbiamo usato il materiale del libro di Sogyal R., già citato in precedenza. Lo psicologo tibetano assicura che quando cambia l'attitudine, cambia anche l'intera atmosfera della mente e la stessa natura delle emozioni e dei pensieri subisce un mutamento. Quando diventiamo più comprensivi, anche i nostri pensieri e le nostre emozioni diventano più malleabili.
Se noi non avremo difficoltà con loro, loro non avranno difficoltà con noi. Il consiglio, dunque, è questo: lasciate in pace i contenuti della vosta mente, i vostri ospiti mentali. Qualsiasi pensiero sorga, permettetegli di sorgere e di andarsene, come le onde del mare. Quando vi trovate a pensare qualcosa, lasciate quel pensiero sorgere e poi riassorbirsi da dove è venuto. Non aggrappatevi ad esso, non nutritelo, non seguitelo indulgendo in esso; non fermatelo cercando di solidificarlo. Siate come l'oceano che guarda alle sue onde, o come il cielo che guarda le nuvole che lo attraversano. Scoprirete presto che questi pensieri sono come il vento: vanno e vengono. Il segreto è di non pensare circa i pensieri, ma di permettere loro di scorrere attraverso la mente, tenendo la mente libera da qualsiasi altro pensiero.
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Nota (17)
Arrivato quasi alla fine del suo viaggio di autorealizzazione, Cuore di Ghiaccio deve compiere l'ultimo passo, il sacrificio definitivo di sé, della piccola mente del sogno con cui si era, ignorantemente, identificato e che gli aveva procurato così tante sofferenze. Ma non c'è nulla da sacrificare, in realtà. Non c'è un Io da mettere sull'altare e offrire a qualche divinità. L'unica rinuncia che viene richiesta è quella dell'ignoranza. Nel caso del famoso esempio della corda scambiata per un serpente, la rinuncia non riguarda il serpente, ma la falsa percezione dell'immagine di un serpente. Ci viene semplicemente richiesto di rinunciare ad un modo scorretto di percepire i fenomeni in cambio di una visione corretta. La storia di Cuore di Ghiaccio comincia con un pensiero che ha posto un confine immaginario tra l'Io-onda e il resto dell'Universo.
È quel confine che diventa la causa di tutti i problemi. Scrive Wilber : “ Quando il senso del sè muore, tutto quello ch si dissolve non è una entità, ma un semplice confine, un confine che non fu mai reale, un confine che era soltanto immaginario. Ma, una volta che gli individui crean quell'illusione del sè e i suoi confini, essi temono soprattutto la loro dissoluzione e combattono per conquistare delle immortalità simboliche e cosmocentriche .”
Come abbiamo visto nel mito di Prajapati, è il pensiero dualistico la causa della paura, dell'ansietà, della solitudine. Il pensiero stesso, creando la polarità, ha creato gli opposti: vita-morte; gioia-dolore; bene-male… La mente dualista crea una trappola: se sceglie la vita, si trascina dietro, inevitabilmente, anche la morte. Se affermo la gioia, affermo, contemporaneamente anche il dolore.
E non ho vie di scampo, tranne che andare oltre la piccola mente che ha iniziato il…gioco. Questa piccola mente deve, in un certo senso, morire per rinascere, come il blocco di ghiaccio deve morire come ghiaccio per rinascere come il Grande Oceano.
San Gregorio dice: “ Nessuno può essere più vicino a Dio dell'uomo che è completamente morto”.
M. Eckhart: “ Il Regno dei Cieli non è per nessun altro all'infuori di chi è morto ”
Ramana Maharsi: “ La tua gloria giace dove tu cessi di esistere ”
Hazrat nayat Khan riporta questa citazione riferita a un santo Sufi (da “Gemme”) "Io trapassai dentro un nulla, svanii; ed ecco! Ero completamente vivo".
Bradley riporta la seguente citazione di san Bernardo ( Mind , 1913, p.329):
“Come una goccia d'acqua si disperde in una botte di vino, assumendone il gusto e il colore, e come il ferro fuso diviene simile al fuoco e si libera della sua forma, e come l'aria trasfusa nella luce del sole si trasforma nella stessa luce cosicchè sembra non già illuminata ma luce essa stessa, così nei santi ogni affezione umana deve ineffabilmente perdersi e trasfondersi nella Volontà di Dio. Come potrebbe Dio essere tutto, se nell'uomo rimanesse qualche cosa dell'uomo? Una certa sostanza rimarrà, ma in un'altra forma, un'altra Gloria, un altro potere”.
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Nota (18)
Gli insegnanti, a questo punto, potrebbero introdurre il tema della morte: come morire, la buona morte di una volta? Come fare per far diventare la morte sorella, come la chiamò San Francesco?
“Al momento della morte – dice Gendun R. – la mente è completamente nuda (...) quindi è molto potente. Anche il più piccolo pensiero che sorge in questo stato mentale ha immediatamente un enorme impatto.
Se è un'emozione a sorgere, la mente è condotta immediatamente a sperimentare un mondo basato su di essa. Finché viviamo, non siamo in grado di comprendere quale sarà lo stato della nostra mente al momento della morte, perché, finché siamo in vita, la mente non sperimenta mai questo stato di perfetta nudità. (…) Bisogna imparare ad evitare che la nostra mente sia influenzata dalle idee e dalle reazioni che si sviluppano all'interno di essa.
Bisogna aumentare la vigilanza di questi processi. Qualsiasi cosa si faccia, bisogna rimanere consapevoli di ciò che accade nella nostra mente, in modo da non reagire automaticamente senza prendersi il tempo di pensare e valutare la risposta migliore.” In utlima analisi, bisogna capire a fondo le dinamiche e automatismi che ci fanno re-agire. Al momento della morte, quindi, la nostra mente non sarà senza alcun controllo. Al momento di morire, l'esperto tibetano consiglia di offrire il corpo, la parola, la mente e le azioni positive del passato a tutti gli esseri viventi, con il desiderio che ciò possa soddisfare tutte le loro necessità e renderli felici. Quindi, la mente dovrebbe essere in uno stato di quiete (senza pensieri), visualizzando un oggetto puro (come la propria divinità).
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