Stefano, da quando ricevette in regalo il computer, era tutto il giorno a giocare, a cercare notizie, informazioni per le sue ricerche, a contattare altre persone.
Aveva trascurato il suo gruppo di amici del quartiere e qualche volta saltava anche la lezione di nuoto.
All'inizio, i genitori erano contenti di vederlo sempre in casa, lontano dai pericoli della strada, poi cominciarono a preoccuparsi. Stefano non aveva più amici. L'unico con cui dialogava era il computer: clic, cli, clic!
Un giorno, il nonno, che viveva in campagna, si sedette vicino al nipote per parlargli, ma il ragazzo disse di essere molto occupato. Non aveva tempo per parlare.
Il nonno tentò anche di raccontargli una storia, perchè sapeva che Stefano adorava le storie, ma il ragazzo disse:
"Nonno, tu sei dell'altro secolo! Quelle storie non interessano più i bambini del Duemila!"
Il nonno ci rimase male e se ne andò senza disturbare più. In autobus, incontrò il figlio di un suo amico, ingegnere elettronico.
"Oh, - disse - tu sei uno di quelli che propongono la scienza del Duemila ai nostri giovani!".
L'ingegnere sorrise. Conosceva il nonno di Stefano e anche le sue idee tradizionaliste, come le definiva lui.
"Dimmi, ingegnere, perchè inventate tutte quelle diavolerie che usano oggi i nostri ragazzi?"
"Signor Antonio, non siamo più all'epoca dell'abaco! Oggi proponiamo le ultime invenzioni della scienza: realtà virtuale, microchip..."
"Certo, ma non hai risposto alla mia domanda: perchè? "
"Perchè... perchè... Per abbreviare le distanze, per comunicare con più persone, per accelerare la trasmissione di informazioni!" rispose l'ingegnere un pò imbarazzato, perchè non aveva mai pensato al perchè della scienza, della ricerca.
"Abbreviare le distanze, comunicare con più persone, trasmissione di informazioni... Perchè? Qual è lo scopo?"
"Per migliorare la qualità della vita, signor Antonio! Per aiutare le persone a vivere meglio!"
" Migliorare la qualità della vita! Vivere meglio! Q uesta è bella!"
Pensò a suo nipote, solo, chiuso nella sua stanza, senza amici, triste, che non riusciva più a comunicare nemmeno con i suoi genitori.
Pensò alla sua infanzia: giochi all'aria aperta fino a tarda sera; interminabili partite di calcio con i compagni di scuola, nel campetto della parrocchia; scorribande nel vigneto del vicino per assaggiare l'uva Sant'Anna, la prima della stagione...
Nessuno dei suoi amici soffriva di inappetenza. " Disturbi dell'alimentazione " li chiamano oggi. Non c'erano depressioni o disturbi dell'attenzione. Ma quello non era progresso, secondo l'ingegnere!
Secondo lui, il progresso è il nipote intontito dall'Internet, isolato nella sua stanza... Avrebbe voluto dire tutto questo all'ingegnere moderno, ma lo vide immerso nella lettura di una rivista scientifica e non lo disturbò.
Passò il tempo. Stefano dovette essere portato da uno psichiatra, che propose una nuova cura americana. In che cosa consisteva questa rivoluzionaria cura americana ?
" Portate il ragazzo in campagna, nella fattoria del nonno, e tenetelo lontano il più possibile dalla televisione e dal computer!"
"Cura americana?" ironizzò il nonno. "Quanto vi è costata la parcella per questa ... straordinaria terapia?"
Stefano rimase con il nonno per diverse settimane. All'inizio, non voleva muoversi dalla sua stanza. Il nonno non fece pressione. Sapeva che la campagna era la medicina giusta per il nipote.
Un giorno, improvvisamente, scoppiò un violento temporale: lampi, tuoni, un vento che pareva buttar giù la casa.
"Stefano, - gridò il nonno - presto, corri! Ci sono i pulcini con la chioccia nei campi e le pannocchie sono sull'aia senza protezione. Su, vieni a darmi una mano per coprirle e a cercare i pulcini, prima che arrivi la pioggia!"
Stefano non se lo fece ripetere due volte. Uscì di corsa dalla sua stanza e seguì il nonno che correva di qua e di là come avesse vent'anni. Non riuscivano a trovare la chioccia con i pulcini. Girarono per i campi, chiamando, di tanto in tanto la chioccia, ma sembrava svanita. Alla fine, la trovarono, con i pulcini sotto le ali, vicino ad un mucchio di fieno.
Era troppo tardi per tornare a casa. Stefano prese i pulcini e li mise dentro la sua camicia, per riscaldarli e proteggerli dalla pioggia, mentre il nonno preparava in fretta un rifugio di fortuna scavando un buco nel fieno.
Nonno, nipote, chioccia e pulcini si infilarono in quel rifugio di fortuna.
Mentre aspettavano che il temporale finisse, Stefano strinse la mano nodosa del nonno e disse:
"Nonno, te la ricordi ancora la storia del Sior intento, che mi raccontavi quando ero piccolo?'
Il nonno finse di asciugarsi il viso dalla pioggia, con la manica della camicia. In realtà erano lacrime di gioia,
" La storia del Sior Intento che mai el se desbriga. Votu che tea conta o votu che tea diga?"