Il professore e la memoria

 

Una volta, due anziani erano seduti all'ombra di un tempio, nella citt à di Varanasi.

Per un pò parlarono del tempo, poi uno dei due ruppe il ghiaccio discutendo della situazione politica del Paese e infine ricordando il suo passato. Figlio di una aristocratica famiglia cattolica del Kerala, si era laureato con il massimo dei voti in matematica, fisica e chimica. Aveva, quindi, insegnato per quarant' anni a migliaia di studenti. Disse anche non aveva piu' interesse per la sua religione “perchè non scientifica.”

L'altro era un operaio fuoricasta che aveva costruito case, scuole, uffici da quando era bambino.

“Sono vecchio – si lamentò il professore. – Ora la mia memoria se n'è andata come i miei capelli e i miei denti. Una volta ero molto apprezzato ed ero famoso per la mia abilità di insegnare concetti difficili in modo comprensibile. Ora non potrei aiutare il mio nipotino a risolvere un problema di terza media!

L'operaio ascoltava con simpatia.

”Quanti anni ha studiato?” chiese.

Il professore cominciò ad elencare: 5 anni di scuola elementare, 3 anni di scuola media, 5 di liceo, 4 di università, 3 di specializzazione… poi innumerevoli corsi, convegni per migliorare la mia preparazione e l'aggiornamento… Faccia lei il conto!”

L'operaio calcolò 20 anni di studio. Fece un fischio:”Madonna Santa!, - esclamò- Vent'anni sui libri, più altri quarant'anni a scuola, sempre sui libri!”

Poi si fermò e chiese ancora: “Non è rimasto proprio niente nella sua memoria di quei 60 anni?” Il professore sospirò.

“Ho avuto un ictus, due anni fa, che ha gravemente danneggiato la mia memoria. Ora sto recuperando, a poco a poco, specialmente episodi della mia infanzia, del mio matrimonio. Ma il grosso se n'è andato per sempre! Ad esempio, non riconosco più i miei ex allievi e questo mi imbarazza molto!”

L'operaio disse, per consolarlo:” Però la cultura che ha insegnato non è andata perduta. Migliaia di suoi ex studenti la portano con loro! E poi lei ha insegnato a ragionare e ad usare la testa!”

L'anziano professore non parve sollevato dalle parole dell'operaio.

“Tra le poche cose che ricordo c'è un incontro con ex allievi. Erano quasi un centinaio. Ora sono professionisti stimati, impresari, uomini di successo. Chiesi loro se si ricordavano gli anni di scuola. Tutti risposero affermativamente. Fui commosso, pensando che qualcosa fosse rimasto di tutto il mio lavoro e fosse servito per le carriere di quegli ex studenti. Ma quando chiesi che cosa ricordassero, nessuno citò una formula, una legge di fisica, un teorema! Tutti ricordarono episodi di vita, incontri, amicizie, esperienze, gite, una mia parola di incoraggiamento. Qualcuno, anzi, ridendo, disse che aveva dimenticato tutto un mese dopo l'esame di Stato! E non sembrava molto triste per quella perdita!

Fu allora che mi resi conto dell'inutilità dei miei 60 anni di studio. Nessuno, nei momenti difficili della vita, cercò risposte e aiuto nei miei testi di matematica, fisica e chimica! Poco dopo quell'incontro, mi ammalai.”

L'operaio lo lasciò sfogare, poi disse:

“Mi vergogno a dirlo, ma io ho letto solo un libro nella mia vita e continuo a leggerlo ogni giorno!” disse, tirando fuori dalla tasca un libretto avvolto nella carta di giornale. “Lo conosce?” chiese, offrendolo al professore.

Era il Vangelo. Il professore lo aprì, a caso, e lesse ad alta voce.

“Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all'alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Accordatosi con loro per un denaro al giorno, li mandò nella sua vigna...”

Era la parabola dei lavoratori nella vigna e della ricompensa.

“Beh, non poteva capitare una lettura più appropriata!” esclamò l'operaio.

Il professore capì l'allusione e pianse.

La domenica successiva, l'operaio e il professore erano in prima fila, nella Cattedrale, ad ascoltare le parole di quel piccolo Libro che risponde a tutte le domande sul senso della vita e anche oltre!