IL RE E IL MENDICANTE

 

Molti anni fa, gli uomini credevano ancora nell'aldilà. In quel tempo, un Re e un mendicante morirono nello stesso momento. Così, entrambi si presentarono contemporaneamente alle porte del Cielo. “Per favore, - implorò il mendicante - fatemi entrare! Prometto che non disturberò e che farò tutti i lavori che gli altri rifiutano!”

“ Non sei degno !” rispose una Voce.

“Lo so che non sono degno. Non ho fatto del bene in Terra, perchè ho vissuto tutta la mia vita da mendicante. Ma ho cercato di tenere la mia mente pura, di non fare del male a nessuno e di donare mentalmente agli altri ciò che non avevo !”

“ Non sei degno! Dovrai aspettare un tempo illimitato fuori della Sacra Porta, fino a che non sarai completamente purificato

“Poco male!” rispose il mendicante, sorridendo.”Ho trascorso tutta la mia vita ad aspettare l'elemosina fuori delle porte del Palazzo reale. Mi basta sapere che, un giorno anche lontano, mi sarà permesso di entrare! Intanto, potrei aiutare i nuovi venuti a orientarsi in questo nuovo mondo, aiutandoli a varcare la Soglia! ”

E cominciò a ballare per la contentezza, ringraziando il Signore del Cielo per la sua bontà e compassione.

Improvvisamente, la Porta si mosse. Ma solo un poco. Una piccola fessura da cui usciva la luce celeste.

Il Re si precipitò verso quella fessura, spingendo da parte il mendicante che si trovava sulla sua strada.

“ Può entrare solo chi è degno !” avvertì la Voce.

“È sicuramente un messaggio per Lei. Entri pure, - disse il medicante al Re. - Io devo aspettare. Non ho fatto quasi niente di buono nella mia vita, mentre lei era un grande Re!”

Dopo queste parole, il suo corpo cominciò a rimpicciolirsi, fino quasi a diventare trasparente.

Il Re disse: “Non c'è dubbio, io sono più degno di un mendicante!” e cercò di infilarsi dentro la Porta. Con sua grande sorpresa, notò che più si sforzava di entrare, più il suo corpo aumentava di statura, più i suoi sforzi erano vani e la rabbia aumentava.

Più aumentava la rabbia, più il suo corpo si ingrandiva rendendo impossibile ogni tentativo di infilarsi nella fessura.

“Come faccio a passare?” chiese, esasperato, ad un certo punto, ormai sull'orlo di una crisi nervosa.

“ Se ti fai da parte, puoi vedere come !” rispose la Voce.

Fu allora che il Re vide che il mendicante era diventato così piccolo da poter avrebbe passare addirittura da sotto la porta.

“ Entra!” disse la Voce.

Il mendicante stentava a credere che l'invito fosse rivolto proprio a lui.

“Ma io non sono degno!” ripetè.

” Appunto. Il Cielo è proprio per le Anime semplici come te! ”.

La porta si chiuse, lasciando il Re con un palmo di naso, furente.

“Che affronto! Che umiliazione! Un mendicante al posto del suo Re!”

La sua ira e indignazione crescevano di minuto in minuto mentre la Porta del Cielo si allontava sempre più. Più il Re si arrabbiava più la Porta si allontanava, fino a scomparire del tutto.

A questo punto, il Re perse completamente il controllo di sè e cominciò ad urlare, imprecare, bestemmiare, minacciare.

“La Porta! Dov'è la Porta!” gridava.

“ Eccola! ” rispose la Voce.

Apparve un portone di ferro dall'aria sinistra.

“Apri quella porta!” ordinò il Re, con tono arrogante.

Immediatamente la Porta si aprì un poco, come era accaduto prima. Ma lui era troppo grande per infilarsi dentro.

 

 

 

 

 

 

 

“Basta con questo trucco! Apri quella maledetta porta!” disse. A queste parole, il suo corpo cominciò a restringersi, mentre la rabbia continuava a crescere. Più cresceva, più diminuiva la statura del suo corpo, finchè riuscì ad entrare. Una volta dentro, la Voce disse:

“ Benvenuto nel Regno della rabbia !”.

Il Re si guardò attorno atterrito.

“Ma questo è l'inferno!” esclamò.

“ È quello che tu hai creato !” rispose la Voce, mentre il grande portone di ferro si chiudeva alle spalle del Re.

“E l'altra Porta che cos'era?” chiese il Re prima di scomparire in una nuvola di fumo nero come la pece.

“ Quella era la creazione della generosità, della pazienza e dell'umiltà !” spiegò la Voce.