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Calcutta, 13 Febbraio 2007 - Discorso di Valentino Giacomin alla presenza del Ministro Rosy Bindi, in rappresentanza del Governo Italiano.


 

 

On Ministro, innanzitutto vorrei ringraziare l'Ambasciata di Delhi e il Consolato di questa città per l'opportunità che mi è stata data di incontrare un rappresentante del Governo Italiano e presentare ufficialmente il lavoro e la ricerca che un gruppo di insegnanti sta portando avanti da più di vent'anni, sotto il nome di Progetto Alice. Abbiamo lavorato prima in Italia, nelle scuole pubbliche, dal 1980 al 1990, e poi dal 1994 in questo Paese.


Lo stimolo per cominciare la ricerca del Progetto Alice venne dall'analisi della situazione nella scuola in cui lavoravamo. Erano gli anni Ottanta. Notammo un progressivo deterioramento della disciplina e del profitto degli studenti.

Gli interventi dei docenti erano ispirati al behaviorismo, che cerca le cause dei problemi nell'ambiente, deresponsabilizzando la persona. Tuttavia, nonostante gli sforzi e le innovative tecniche didattiche, i problemi non solo restavano, ma aumentavano con il passare degli anni.


Il gruppo maestri sperimentatori del Progetto Alice decise di partire da un'ipotesi opposta a quella del behaviorismo: forse la causa del disagio non va cercata al di fuori della persona, ma dentro di essa.

Dice un Saggio Indiano: "I conflitti sono il sintomo di una mancata risposta a domande che vengono dall'Anima delle persone! Impara a fare silenzio per ascoltare il tuo Atman!"

Il Silenzio! Forse è proprio questo che chiede l'Anima degli studenti.

I ricercatori del Progetto Alice, per soddisfare le richieste che vengono dai piani superiori della coscienza (l'anima del Saggio indiano), negli anni Ottanta, proposero al Collegio Docenti di un Circolo didattico della provincia di Treviso, il Progetto Alice. Si trattava di una sperimentazione didattico-educativa ispirata all'"Umanesimo integrale" di Maritain, alla psicologia transpersonale e alle scuole non-dualistiche della filosofia Indiana, che considerano la persona come un'unità bio-psico-spirituale.

In particolare, la sperimentazione si proponeva di formulare un percorso educativo integrato in cui trovano spazio sia le materie curriculari che le materie - come chiamarle? - del Silenzio, che si fonda sulla "consapevolezza di sè" chiaramente menzionata nella premessa ai programmi per la scuola elementare.

I positivi risultati ottenuti in cinque anni di sperimentazione nelle scuole in Italia, incoraggiarono i responsabili del Progetto ad approfondire ulteriormente la ricerca per verificarne il valore scientifico, tramite la sua replicabilità in differenti contesti culturali


Consapevoli dei benefici del Progetto Alice, scegliemmo di lavorare - come volontari - in un ambiente socialmente ed economicamente poco strutturato, tra le categorie più svantaggiate dei villaggi rurali dell'Uttar Pradesh e del Bihar. Gli adulti di questi villaggi erano privi di stimoli culturali e non avevano accesso da secoli all'istruzione. I loro figli, quindi, erano svantaggiati soprattutto per quanto riguarda l'intelligenza verbale e logico-matematica (tipi di intelligenza ipervalorizzati nelle scuole in Occidente ed ora - purtroppo - anche in Oriente).

Così l'intervento sociale per il riscatto dalla condizione di povertà ed emarginazione delle classi svantaggiate si fuse con il lavoro educativo. Tale lavoro ha l'obiettivo di favorire lo sviluppo di nuove forme di intelligenza vicarianti, in grado, cioè, di compensare i deficit di partenza dei nostri studenti.

Invece di porre l'enfasi sulle abilità derivanti dall'intelligenza linguistica o logica, i ricercatori valorizzarono soprattutto l'intelligenza interpersonale - che riguarda la capacità di interagire con gli altri - e quella intrapersonale, che riguarda la conoscenza di sè e il valore dell'unità sia all'interno di se stessi che nel mondo esterno.

Unità: è un concetto chiave di tutta la pedagogia del Progetto Alice. Unità oltre i pensieri conflittuali che feriscono la nostra mente. Unità oltre i confini delle Nazioni, oltre le divisioni tra caste, religioni e partiti. Quest'Unità può essere realizzata solo se si trascende il proprio egoismo, percependo se stessi e il mondo da un punto di vista più alto. Il Silenzio, appunto.


Nel giro di pochi anni, gli studenti svantaggiati che, all'inizio, fallirono nei test verbali e non verbali proposti dal nostro psicologo scolastico (leggi basso quoziente intellettuale), non solo recuperarono brillantemente lo svantaggio rispetto agli studenti appartenenti a categorie socialmente più elevate, ma riuscirono anche a superarli.

La nostra ricerca conferma che il superamento riguarda sia le materie curriculari tradizionali (quelle, per intenderci, che devono essere portate all'esame). sia i valori etici, spirituali e sociali. Per quanto riguarda questi ultimi, è provato che nelle scuole che seguono il Progetto Alice sono quasi inesistenti i problemi di disciplina, (violenza, bullismo, conflitti interreligiosi), la competitività è contenuta, non esistono casi di studenti che soffrono di iperattività e disturbi dell'attenzione, patologie che, invece, preoccupano genitori ed educatori in Italia e di molti altri Paesi nel mondo.


Noi non affermiamo di aver scoperto la pedagogia magica in grado di risolvere tutti i problemi, ma stiamo cercando di provare che, forse, si potrebbero seguire percorsi educativi diversi, alternativi, per rispondere in modo più adeguato ai drammatici problemi personali e ambientali di questo Nuovo millennio.

Nelle scuole di Alice - dove studiano più di mille studenti, seguiti da 35 insegnanti - stiamo cercando di formare gli educatori di domani. Insegnanti in un mondo che sta cambiando, inutile nasconderselo, decisamente in peggio. Un mondo in uno stato di emergenza, che richiede, quindi, una pedagogia dell'emergenza, fondata su un nuovo umanesimo, come sosteneva Maritain.


Finora abbiamo lavorato da soli, unendo, come si è detto, il lavoro sociale a

quello educativo e formativo. In estrema sintesi, noi abbiamo:

" pensato un nuovo paradigma educativo;

" elaborato una nuova metodologia;

" sperimentato quest'ultima nella pratica, nella scuola primaria, secondaria, superiore e, ora, anche all'università;

" cercato i finanziamenti;

" organizzato training per insegnanti in India, in Italia e in altri Paesi;

" costruito tre scuole di notevole capienza;

" scritto numerosi libri e manuali per docenti e studenti;

" affrontato la difficile burocrazia di questo Paese e i problemi di integrazione nella sua cultura;

" lavorato per la dignità e la tutela delle donne e dei bambine dei villaggi;

" curato decine di persone che si trovavano in grave stato di indigenza;

" ospitato gratuitamente nel nostro ostello in Bihar e Uttar Pradesh decine di ragazzi poveri con difficili situazioni familiari;

" offerto a 70 ragazzi chakma (una minoranza etnico-religiosa profughi dal Bangladesh) la possibilità di studiare;

" organizzato un gruppo teatrale e di volontariato tra i nostri studenti per interventi nei villaggi, contro l'inquinamento dell'ambiente e a favore dei ragazzi del locale carcere minorile.


Onorevole Ministro, a lei chiediamo oggi non solo di farci l'onore di visitare le nostre scuole, ma anche, se possibile, di aiutarci a concludere l'importante lavoro di ricerca - che durerà ancora alcuni anni - e a continuare la nostra missione umanitaria.

Siamo certi che il follow up della nostra sperimentazione potrà essere di grande beneficio anche per gli studenti delle scuole italiane. Forse i risultati del Progetto Alice potranno davvero contribuire alla costruzione di un ponte di solidarietà e amicizia non solo fra questo immenso Paese, l'India, e l'Italia, ma anche tra altri Paesi.

È il sogno di Alice: un mondo dove la speranza - frutto dell' Amore che trascende l'ego - continua a sopravvivere.

Versione in PDF del Discorso di Valentino Giacomin alla presenza del Ministro Rosy Bindi , in rappresentanza del Governo italiano