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IL VENTILATORE
INTRODUZIONE
La nostra mente non è in pace, non si riposa mai. Si muove in
continuazione come il ventilatore della storia. Il movimento della
mente crea infinite forme che noi proiettiamo nel mondo esterno e poi
prendiamo come veramente esistenti, indipendenti da noi. Quante volte
abbiamo proiettato le nostre ombre sugli altri! Il marito morbosamente
geloso proietta i propri fantasmi sulla moglie, accusandola di essere
"infedele". Il fanatico fondamentalista proietta tutto il
male addosso al nemico di un'altra religione, accusandolo di essere un
"demone". I Buddhisti e Induisti chiamano gli Occidentali
"barbari", perche' non conoscono il dharma. Gli occidentali
ricambiano con passione l'epiteto... Chi ha creato il
"barbaro"? Chi e' il creatore del "nemico"? Chi
crea una moglie "infedele"? Chi ha creato il
"demone"?
I demoni, nemici, infedeli, barbari nascono, dapprima, nella mente
delle persone e poi le forme (fantasmi) vengono proiettate all’esterno.
Dopo questa operazione, diamo un nome alle forme e non abbiamo dubbi
circa la loro esistenza oggettiva, concreta e solida "la'
fuori".
In particolare, noi crediamo che il pensiero "Io sono"
esista veramente. Ma quel pensiero è come il cerchio del ventilatore.
È il cerchio principale creato dal movimento della mente.
Crediamo che l’Io – pensiero esista veramente indipendentemente
dalla mente e non sappiamo che è la mente stessa che lo ha creato.
Ci comportiamo esattamente come il cerchio della storia che crede
di esistere indipendentemente dal ventilatore di cui, peraltro, non
conosce l'esistenza. Come si può leggere nella storia, il cerchio non
sapeva nemmeno che esistesse il ventilatore! (Il nostro Ego non sa che
esiste qualcosa che lo trascende: Atman, Spirito, Self...)
A questo punto, gli studenti potrebbero pensare che esistono due
menti: quella del cerchio e quella del ventilatore. In realtà, c’è
una sola mente: quella del ventilatore che ha una percezione errata di
se stesso. Gli orientali dicono che noi abbiamo la Mente di Buddha,
oppure la Mente di Shiva, ma non ne siamo consapevoli perché ci siamo
identificati con il movimento della nostra mente: il pensiero dell’Io.
Di qui, la nascita di quella che in filosofia viene chiamata
"mente convenzionale, relativa" in opposizione alla
"mente ultima" (quella consapevole di essere il ventilatore,
cioè di non essere il pensiero dell’Io, di non essere nessuno dei
nostri pensieri, poichè ogni pensiero è un cerchio della Mente
primordiale, cioè la Mente che trascende l’ego).
Gli orientali credono che la causa di ogni sofferenza sia da
cercare proprio in un grave errore della nostra mente che si
identifica con qualcosa che non esiste veramente, ma solo come
apparenza, illusione: le forme prodotte dal movimento della danza di
Shiva, facendoci perdere di vista la nostra vera natura. La pace -
dicono i filosofi orientali – si trova oltre le apparenze del
cerchio, oltre l’illusione dell’Io.
Se l’Io del cerchio e’ una illusione (come può non esserlo se
il cerchio stesso, in realta’, esiste solo come una apparenza, una
illusione ottica?), tutto ciò che proviene da esso (immagini,
pensieri, etc.) hanno la sua stessa natura (illusione).
Che cosa vuole dimostrare la storia?
L’Io del cerchio (che corrisponde – fuor di parabola – al
nostro concetto dell’Io prodotto dal movimento [pensare] della
mente) e’ il creatore del nostro mondo relativo caratterizzato dal
divenire, dal mutamento, dalla nascita e dalla morte.
Se voglio andare oltre nascita e morte, divenire e sofferenza, devo
smettere di... creare (proiettare) i miei fantasmi prodotti dall’ignoranza.
Per ignoranza intendiamo l’incapacità di riconoscere la nostra vera
identità. Noi non siamo nessuna delle forme create dal movimento
della nostra mente, cioè il risultato dei nostri pensieri. Il
ventilatore non e’ il risultato del suo movimento: il cerchio. Se il
ventilatore si identifica con l’Io del cerchio, cade in un grave
errore cognitivo, con conseguenze disastrose. Ad esempio, quando l’Io-
cerchio scomparirà (come accadrà nella storia), il ventilatore
penserà di morire con esso.
La storia vuole aiutare i nostri studenti a capire il concetto di
Io creatore. L’io – cerchio, in ultima analisi, crea il cerchio
stesso (infatti, se non ci fosse la coscienza del cerchio non ci
sarebbe alcun cerchio) e crea anche tutte le situazioni relative a
questa esistenza illusoria: l’attaccamento (vedi il joke della
passione dell’Io cerchio nei confronti dell’attraente Io-cerchia
del soffitto) innamoramento, solitudine, orgoglio, paura, morte...
Che cosa succede quando l’Io-cerchio scopre di non esistere
affatto e di non essere quello che ha sempre pensato di essere
(scusate il gioco di parole!)?
Come si vedra’ nella storia, l’Io-cerchio non sara’ li’ a
godere della scoperta di non essere un cerchio, ma un ventilatore. Per
scoprire la sua vera identita’ l’Io-cerchio deve morire, cioe’
deve accettare e riconoscere la sua origine illusoria per
identificarsi con il ventilatore. L’onda si fonde con il mare. Muore
l’onda, ma ... rinasce come Oceano. Muore il finito per l’infinito.
Il pensiero dell’Io riconosce la sua vera natura, che, come si e’
visto, trascende l’io stesso.
Un’ultima osservazione. Qualcuno puo’ chiedere: una volta che l’io-cerchio
sara’ stato trasceso, non ci sara’ piu’ un ventilatore in
movimento? Assolutamente no. Non ci sara’ piu’ un cerchio che
crede di essere il ventilatore (realta’ ultima), ma ci sara’ un
ventilatore ( Mente Ultima) che si muove piu’ o meno velocemente
(mente piu’ o meno in movimento).
IL VENTILATORE E IL CERCHIO
C’era una volta un ventilatore sul tavolo di un professore di
filosofia. Faceva molto caldo. Il professore era immerso nella
lettura, seduto su una poltrona, confortato dall’aria fresca mossa
dal ventilatore sul tavolo, che girava a tutta velocità.
Improvvisamente, il professore credette di sentire una vocina:
"Io sono il cerchio!"
Si guardò intorno incredulo.
"Io sono il cerchio e tu chi sei?" chiese la vocina. Il
professore rispose, senza pensare: "Io sono il padrone di questa
casa. E tu chi sei e da dove vieni?"
"Io sono il cerchio che vive sul tuo tavolo!" rispose la
vocina. Il professore osservò il suo ventilatore da tavolo e fissò la sua attenzione sul cerchio formato dal movimento delle pale.
"Quel cerchio non esiste. È un’ illusione ottica prodotta
dal movimento delle pale del ventilatore! Come può parlare?"
pensò.
"Stai pensando eh?" chiese la vocina.
"Certo che sto pensando! È il mio mestiere! Tu, piuttosto,
dimmi, sei proprio quel cerchio che sto vedendo nel mio
ventilatore?"
"Di quale ventilatore stai parlando? Esisto solo io qui. Io
sono il cerchio perfetto, capace di smuovere l’aria e di portare
sollievo alle persone che soffrono per il caldo. Che cosa faresti se
io non ci fossi? Sono forte e pieno di energia. Guarda il mio sprint!
Nessuno è alla mia altezza!"
"Cerchio perfetto.... forte, pieno di energia... sprint....Parli
come una persona presuntuosa! Da quando pensi di esistere e per
quanto?" domandò il professore colpito da quella strana
esperienza che stava vivendo.
"Non lo so. So che esisto e che mi sento solo!" ammise il
cerchio, abbassando la voce. E poi confessò:
"Vorrei tanto fare amicizia con altri cerchi come me, come
quello lassù, ad esempio, sul soffitto... Guarda com’è carino,
anzi, com’è carina!"
Il professore sorrise.
"Carina... Vuoi dire che stai vedendo una... cerchia
lassù e che ti piace?"
"Oh sì, mi piace moltissimo e non faccio altro che pensare a
lei. Ma lei non si accorge di me... Comunque, ho deciso di farle
vedere quanto sono smart. Studierò, diventerò importante e ricco e
poi ...la sposerò!"
Il professore non voleva credere alle sue orecchie. "Sono
certo che sto sognando!" disse.
"Quale sogno? Io esisto veramente. Non mi vedi?" disse il
cerchio offeso.
"Certo che ti vedo, ma..."
"No ma... Se mi vedi, vuol dire che esisto! Che razza di
professore di filosofia sei?"
"Tu pensi di esistere, ma, in realtà, non ci sei!"
La vocina del cerchio si fece triste:
"perché vuoi mettermi in crisi? Io esisto, come esiste la... cerchia lassù, e altri cerchi che si muovono... Siamo in tanti nel mondo e io
voglio eccellere, diventare ricco, importante e farmi rispettare dalla
comunità dei cerchi!"
"Sei un cerchio innamorato, ambizioso e determinato!"
commentò il professore.
"Esatto! Che male c’è?"
"Oh, non costringermi a parlare in termini moralistici di bene
o male, perché non sono il tipo. Io credo tuttavia che dovresti porti
delle domande importanti..."
"Ad esempio?"
"Se vale la pena spendere la tua vita per diventare importante
e ricco..."
"Quale altra domanda dovrei pormi?"
"L’altra domanda è ancora più importante, ma non so se tu
abbia voglia di continuare questa conversazione con un
filosofo..."
"Ti ho detto che mi sento molto solo, quindi parlare con te mi
fa star bene. Quale sarebbe la domanda più importante che dovrei
pormi?"
"Dato che sembri molto sveglio e intelligente, mi permetto di
suggerirti di interrogarti circa la tua vera identità: CHI SONO IO
VERAMENTE? Sono un cerchio, come penso di essere, oppure sono qualcos’altro,
al di là del cerchio?"
"perché dovrei pormi questa domanda? Non lo vedi che cosa
sono? Tutti direbbero che sono un cerchio, non è vero?"
"Sì e no!" rispose il professore.
"Questa non è una risposta. Non puoi affermare e negare nello
stesso tempo!" "Eppure, nel tuo caso, è l’unica risposta
che posso dare: da una parte esisti, perché ti vedo, dall’altra non
esisti affatto perché so che sei solo il risultato del movimento del
ventilatore!" "Il ventilatore? È la seconda volta che parli
di questo fantasma... Che cosa stai dicendo? Io non vedo nient’altro
al di fuori di me stesso!""Non ho dubbi che tu non veda
nient’altro al di fuori di te stesso! E questo è il motivo della
tua confusione, ignoranza, e la ragione della tua futura
sofferenza" rispose il professore. "Devi sapere che la tua
percezione è limitata. Insomma, il tuo modo di pensare non è proprio
corretto!"
"Vuoi dire che non sono quello che credo di essere?"
"Temo proprio che tu abbia detto la verità!"
"Che cosa sarei, dunque?"
"Tu sei il prodotto del movimento di una oggetto che noi
chiamiamo ventilatore. Il ventilatore si muove e, muovendosi, crea l’illusione
di una forma, il cerchio, appunto. Ma è solo un’ apparenza..."
"Un’ apparenza... ventilatore... Non è che tu abbia
studiato troppo i tuoi libroni?"
Improvvisamente la corrente subì una riduzione di voltaggio. Come
conseguenza, il ventilatore diminuì la sua velocità.
"Aiuto! Che cosa mi sta succedendo!" gridò impaurito il
cerchio.
"Che c’è?" chiese il professore intenerito verso
quella creatura illusoria (per lui, ma non per il cerchio!).
"Mi sento stanco, debole, mi pare di perdere le mie forze e la
mia vista si sta annebbiando. Puoi fare qualcosa per me?"
"È una questione di voltaggio, ma tu non puoi capire. La
corrente potrebbe essere tolta da un momento all’altro e allora
saranno guai seri per te, amico cerchio!"
Proprio in quel momento, la corrente calò ancora di intensità.
"Professore, ora sto proprio male! Sono impacciato nel
movimento. Mi sento davvero privo di energie!"
"Amico cerchio, noi uomini diremmo che stai invecchiando e che
ti stai avvicinando al momento della morte. Mi spiace davvero per
questa difficile situazione in cui ti sei messo, ma non hai vie di
scampo. Tra poco la corrente mancherà del tutto e per te non sarà un
momento molto facile!"
"Che cosa posso fare?"
"Te l’avevo detto: scopri la tua vera identità. Chi sei?
Solo se scoprirai in tempo chi sei veramente, riuscirai ad uscire da
questo incubo!"
"Se non sono un cerchio, che cosa sono?"
"Questa è una domanda importante. Tu sei il risultato di un
pensiero errato. Tu non sei il cerchio, perché non puoi essere ciò
che non esiste. Tu ti sei identificato con la forma prodotta dal
movimento del ventilatore ed ora quella forma sta per scomparire,
perché il movimento sta cessando. Noi la chiamiamo, appunto,
morte."
In quel momento, la corrente mancò del tutto.
Il cerchio cominciò a vacillare e la sua voce si fece sempre più debole e disperata.
"Aiutami, sto morendo!"
"Lasciati andare, man mano che scomparirà il cerchio
emergerà la tua vera identità. Se guardi bene, oltre la tua idea di
essere un cerchio separato e indipendente, puoi intravvedere un altro
oggetto, che noi chiamiamo ventilatore. Solo se muori come cerchio
puoi vedere quello che veramente sei!"
"Che cosa succede se non riesco a mollare il pensiero di
esistere come cerchio?" chiese con l’ultimo filo di voce.
"Quel pensiero sbagliato ti porterà a rinascere nuovamente
come cerchio oppure sotto altre forme ancora più strane e la tua
brutta storia non avrà mai fine. Scendi ora dalla giostra dell’ignoranza
che ti ha portato a considerare un’ illusione come vera, rendendoti
cieco al tuo vero modo di esistere. Tu non stai morendo, ma stai per
essere quello che sei sempre stato: un ventilatore!"
Il cerchio moribondo non ebbe la forza di ringraziare, ma morì
felice, perché, proprio all’ultimo istante intuì la verità.
"Che sogno strano!" disse il professore svegliandosi sulla
poltrona dove si era addormentato leggendo un libro acquistato da
poco.
Per la verità, a svegliarlo fu proprio la mancanza di corrente che
aveva fermato il ventilatore, privandolo del sollievo dell’aria
fresca.
Il professore guardò il ventilatore da tavolo che si stava
fermando completamente.
"Il cerchio è morto!" disse con una punta di tristezza.
Poi riflettè: "Può morire qualcosa che non esiste? Non è morto
il cerchio, ma la piccola mente del ventilatore identificata con il
pensiero di essere un cerchio! I pensieri muoiono. E possono anche
risorgere, purtroppo, ancora come pensieri di essere un cerchio!"
Proprio in quel momento tornò la corrente.
Il professore si aspettava che il suo ventilatore tornasse in
funzione, ma, con sua grande sorpresa, non si mosse di un millimetro.
"Forse questo è il Nirvana!" sorrise il professore.
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